Primi popoli italiani gli Aborigeni


Di MARCHESE BEVILACQUA


Imprendendo a mostrare la derivazione dell’Italica civiltà convien affermare ch’essa procede da parti diverse, ciò arguendosi dalla forma delle religioni, dalle denominazioni etniche e territoriali, dal linguaggio ed usanze singolari. E quanto alle religioni nel Dio Giano ravviso un temosforo di genti non istanziate, ed in Saturno i segni della introdotta virtù agricola fermata sui territori. Giano e Saturno padri e primi dominatori offrono al dire di Romagnosi colle loro personificazioni due ere sacerdotali per l’Italia. Giano possiede la dottrina Atlantica di Tagete; Saturno l’Orientale dei Cabiri. A queste due personificazioni succede una terza nella quale non si tratta più dell’autocrazia di Giano e di Saturno, ma del regno di Giove stanziato nell’Olimpo co’ Dei maggiori, con arti inoltrate, simboleggia l’età dei padri presieduti da un capo. Egli sotto la dipendenza di un capo, e col consiglio degli altri Numi supremi regge le vicende più importanti del mondo antico. S’arroge il Bacco Sebazio, ossia de’ Sabi, popoli della Mesopotamia. Il mito di lui non è punto diverso e staccato dal tagetico, dal cabitico, dall’olimpico, ma è sostanzialmente lo stesso. Ora il mito Tagetico è di derivazione Libica, il cabitico olimpico di derivazione Pelasgica, quello di Bacco Sebazio di derivazione Siriaca.


BATTAGLIE PER DISPUTARSI IL POSSESSO D’ITALIA NELLE QUALI ITALO TRIONFATORE
DA’ IL SUO NOME ALL’ITALIA.


Disegno originale di Pinelli.


Con questi tre procedimenti si contemplano tre forme esterne di religioni etniche, aventi sacerdozi, e misteri, orgie, discipline autorizzate e pubblicamente sanzionate, le quali pur ci denotano la venuta in Italia di genti dall’Africa e dall’Asia, che o per colonie, o per conquiste piantarono qui la loro sede.
Il nome di Giano non è esclusivo al Lazio ed all’Italia, ma d’origine Libica; la ricciatura dei capelli e della barba di lui apparente nelle più antiche monete è pur simile a quella de’ barbari nell’Affrica Atlantica; parecchie Deità raffigurate sui vasi degli Etruschi più antichi han l’apertura auricolare posta a livello della linea media dell’occhio, coincidente con quella, che fu osservata nelle mummie dei paesi confinanti coll’Etiopia; i nomi dei monumenti religiosi dei Tuschi, cioè degli Itali si riscontrano ancora nella così detta Libia ossia Mauritania; i sepolcri toscani più antichi non differiscon da quelli della Cirenaica e dell’Egitto su le scogliere di là dal Nilo; Vetulonia stessa città principale dei Tuschi è di origine Libica; le monete che le appartengono hanno Giano bifronte nel dritto, e nel rovescio la nave che indica l’approdare alle spiagge italiane di genti straniere: più in breve gli stessi Numi dominanti, anche la stessa mitologia, lo stesso Sacerdozio, gli stessi riti, lo stesso arcano, che a un dipresso troviamo nella Caldea, nella Fenicia, nell’Egitto e nella Libia autorizzano il Romagnosi a dedurne la derivazione straniera dalla religione incivilita dell’Italia, attesochè gl’Italiani non sono gli autori di quella degli altri paesi.
A convalidar poi l’opinione, che il primo italico incivilimento sia proceduto in gran parte dall’Affrica di qua dell’Atlante, compresa dai Greci sotto nome di Libia, prende il Romagnosi ad esame le originarie denominazioni d’Italia, e dimostra che gli Oschi ed altri popoli non estesero a tutta la penisola i propri lor nomi, bensì gl’Itali. Costoro stazionati colle loro istituzioni agricole in mezzo alle potenti orde Numidiche, forse non potenlo reggere a’ loro assalti, od estendersi nel paese, furono costretti ad emigrare, e però passarono prima in Sicilia, dove lasciarono le loro tracce colle celle sepolcrali sulle scogliere dei monti, indi in Tuscania dove praticarono lo stesso. Di là resi col tempo forti e numerosi, estesero il loro dominio, fiorir vi fecero la civiltà, per cui dimenticati i nomi di Ausonia, di Esperia, di Enotria che si erano succeduti l’un l’altro nella stessa regione vi perpetuarono quello d’Italia.
A questi Itali è dovuta la paternità del nostro incivilimento: titolo di merito immenso, di divino splendore, di memoria indelebile. Aristotile rammemora queste genti in uno stato d’inoltrate istituzioni sociali in tempi molto anteriori alla età stessa di Minosse, che secondo i cronologisti cadrebbe circa 1406 anni prima dell’Era Volgare, e precederebbe di 653 anni la fondazione di Roma. Visulonia fu la città lor principale; e se Italica cioè Atlantica fu l’origine, la pianta dell’incivilimento e della favella, l’Italia a buon dritto ottenne e mantenne quest’altro nome, che divenne proprietà personale degli Italiani, a cagione della lor lingua, la quale partendo da’ suoi primi temosfori scorse a traverso di tanti secoli senza interruzione e col continuo uso de’ suoi elementi, e colle sussidiarie acquisizioni divenne pura, regolare e pulita fino a spogliarsi dei dittonghi, e racchiudere una pieghevolezza addatta non solamente alle opere di estetica, ma anche a quella della più sublime filosofia.

Adunque concludasi che Libiche, Pelasgiche e Siriache furono le origini dell’italico incivilimento, vale a dire ch’esso a noi fu apportato da genti tanto della Mauritania, che della Siria, marittima, quanto interna. E per ultimo risultamento ecco il cronologico ristretto della Storia civile anteriore a Roma.
Diciotto secoli prima dell’Era Volgare l’Italia era abitata da pastori qui venuti a stanziarvisi. Dugentosettantatre anni dopo, alla prima venuta di genti straniere appaiono gl’Itali detti ancora Enotri, perchè posero a cultura il terreno ferace della Campania, poscia gli Umbroni perchè dapertutto fabbricarono case e torri murate. Laonde l’incivilimento stanziato in Italia incominciò nel 1584 prima dell’Era nostra Volgare. Quegl’Itali resi forti coll’Enotrico incivilimento, e colle popolazioni aggregate dovendo sostenere la lotta colle tribù pastorali de’ Siculi, de’ Morgeti ad altre minute simili tribù, esercitano per quasi 3 secoli la lunga e sanguinosa guerra della propagazione dell’incivilimento, e di vittoria in vittoria si estendono in tutto il gran paese di qua, e di lá dall’Appennino, ed occupano le falde delle alture di quasi tutta l’Italia.
Di ciò nasce la divisione d’Insubria, Olumbria, Villombria. A questa guerra sembra posto fine colla espulsione di que’ pochi Siculi, i quali o non essendosi rifuggiti presso i Liguri, ed i Sanniti, furono nel principio del XIII. secolo avanti l’Era nostra Volgare sospinti in Sicilia.
Ma due secoli, e mezzo dopo la venuta degli Itali apparvero gli Atriani dall’ultimo littorale della Siria, ed i Fenici dall’isola di Creta in Italia. Gli Atriani pigliano stanza presso le foci del Po, e giungono a dominare il golfo Adriatico. I Fenici si stabiliscono nella Villombria sotto il nome di Saturni, e vi fondano un piccolo stato territoriale, e marittimo. Essi sono precisamente il Saturnus arma ………. etc. di Virgilio.
Ed ecco tre potenze civilizzanti nel corso del XV. secolo prima dell’Era Volgare sull’Italico continente, le quali in parti diverse si per mare che per terra, danno opera a propagare la vita stanziata, e progressiva civile.
Queste tre potenze sono gl’Itali detti Umbroni, gli Adriaci, ed i Fenici Tireni.
Ma l’opera maggiore fu tutta conpiuta dagli Umbroni. Ad essi tocco la suddetta lunga e ben sanguinosa guerra di quasi tre secoli propagante la vita civile. Ad essa devesi da per tutto la erezione delle prime case murate, dei borghi, delle città munite, delle Colonie, e la prevalenza della lor lingua, benchè comune ne fosse il fondo colle altre popolazioni sottomesse, e finanche con quelle dei Liguri, la venuta dei quali si può stabilire a 576 anni prima di Roma.
Altre guerre sostennero gl’Itali collegati cogli Atriani contro i Fenici stanziati nel Lazio, e nei contorni donde ne furono anche cacciati. A questa lega dice il Romagnosi fu dato il nome d’ AtrUsca ossia Etrusca. L’epoca di essa venne determinata negli annali pontificali Etruschi, i quali segnarono appunto il principio della loro istoria a 400 anni circa prima dell’Era di Roma, e però verso il 1150 prima dell’Era nostra volgare.

Or qui si apre una nuova ed imponente complicazione di guerresche vicende, di progressi, e di decadenze portanti il nostro incivilimento. Nello spazio dei prefati quattrocent’anni campeggia parallela sì l’istoria Etrusca, che l’Italica degli Umbri. Questo tratto di tempo incomincia dalla suddetta lega espellente i Fenici dall’Italico continente, i quali passano nell’Attica.
Esso viene poi proseguito dalla emulazione di dominio fra gli Umbroni, e gli Etruschi per sottoporre tribù nomadi, e talvolta contendere fra loro; talchè dopo le precedenti guerre della introduzione, e della propagazione dell’incivilimento, si esercita poi quella della conservazione. Questo stesso tratto di tempo viene finalmente chiuso dall’Italia superiore, colla occupazione fatta dai Galli a cui soggiacque l’Adria, e nella Italia meridionale colla occuраzione della Enotria operata dai Sanniti. L’Italico incivilimento viene perciò minacciato di morte: ma i primordi di Roma spuntano in segreto, e le speranze d’Italia vengono per molti secoli assicurate.

MARCHESE BEVILACQUA.

Da: L’Omnibus pittoresco – 1838
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