Zucca Barucca


Visto che… è così facile esplorare Venezia a piedi,
vi piacerebbe passeggiare senza meta tra le sue stradine
e i suoi incroci in questo1889?

Lo spettacolo è davvero imperdibile, soprattutto al mattino. C’è un flusso continuo di donne che vanno a fare la spesa, portando le loro ceste sulle spalle e a mano, e di portatrici d’acqua che riforniscono le case.
È vero, è stata fondata un’azienda che trasporta l’acqua dal fiume Brenta a Venezia con potenti pompe, mentre prima venivano trasportate quotidianamente da apposite imbarcazioni attraverso il canale o, meglio ancora, attraverso il canale che va da Fusina alla Giudecca.
Ma anche così, l’acqua deve comunque essere portata fino in cima alla maggior parte delle case. A piedi nudi e a gambe scoperte, con le gonne sollevate per camminare più agevolmente, portando sulle spalle le lunghe pertiche curve che sollevano i secchi, le forti contadine friulane si cimentano in questo arduo compito. Chi non le ha notate per il loro abbigliamento caratteristico, soprattutto i piccoli cappelli, di paglia o, più spesso, di feltro, ornati con un fiore di montagna, che portano in posizione verticale sulla testa?

Più avanti, incontrerete un venditore di zucca bollita sistemato ai piedi di un ponte, come i nostri venditori di patate vecchio stile nei quartieri operai. Nulla è meno gradevole alla vista, meno invitante da mangiare, di questa specie di pasta giallastra con riflessi neri, che viene tagliata a fette e che l’acquirente poi mangia proprio sotto il vostro naso come se fosse il piatto più delizioso. “Zucca baruca, oh che bona!” – “Zucca, oh! com’è buona!” si sente gridare la gente al venditore all’aria aperta. “De bojo eh!” – “È bollente!” aggiunge, cercando di invogliare l’acquirente, mentre fa oscillare la specie di tavolo che si porta dietro appeso al collo con una cinghia.
Altri allestiscono bancarelle agli angoli delle strade, esponendo la loro merce, e il loro grido ritorna sempre: “Zucca, oh che bona!

Il venditore di pesce, non meno loquace e non meno chiassoso, compete con loro nelle sue grida. La sua bancarella è ancora più rudimentale. Si sistema in mezzo alla strada, ai piedi di un ponte, con una grande ciotola ai suoi piedi piena di un liquido rossastro in cui nuotano i “frutti di mare”, una specie di stella marina, un pesce mucillaginoso che non fa molto per stuzzicare l’appetito. Spesso è il pescatore stesso che li ha pescati a venderli dopo averli cucinati…

Da: “L’” Italie du Nord: Ouvrage illustré de nombreux dessins d’après nature
Di G. “de” Léris


Invece dal libro: Canti pel popolo veneziano, illustr. con note da G. Pullè
Di Jacopo Vincenzo Foscarini


LXXXV

Vogio pitosto andar a vender zuca,
Che più far el bastazo de Doana,
E de sal portar corbe su la gnuca
Strussiando come un gabelon da alzana;

E no piaserghe più sul fior de i ani,
A la mia Sgualda, in cale dei Furlani.

È il lamento d’ un povero giovane che condannato a far il mestiere del facchino di Dogana, dee tribolarsi ed affaticare tutto il giorno, caricando e scaricando il sale che quivi si custodisce.
La più parte de’ lettori avranno veduto quest’opera laboriosa, ed anche al tempo stesso singolare a vedersi, quando da un bastimento carico di sale vanno e vengono a frotte gli uomini seminudi, con sacchi o ceste sulla testa, sudanti, affannosi, correndo per non perdere il tempo, ed aumentare il misero guadagno: que’ poveretti destano pietà, la quale più si accresce negli animi gentili pensando a siffatto lavoro, che oltre la continua enorme fatica è assai nocivo alla salute di que’ poveretti, i quali per le esalazioni saline dopo aver perduto i colori ed essere diventati d’una tinta giallognola e sofferente, ci mettono spesso la vita, con non troppo lungo volger d’ anni.1
A ragion dunque si querela il nostro giovane, cui par non tocchi tanto il pensier della salute, quanto l’idea di non poter così imbruttito piacere, siccome per lo innanzi alla sua cara! meschino! egli preferirebbe piuttosto d’andarsene per le contrade vendendo zucca, col suo piccolo carico sulle spalle, gridando oh cò bela! oh cò bona, oh! cò calda che la xe, la santa, la baruca!
Il popolo veneziano, ghiotto per antica abitudine di questo frutto che si vende, cotto ne’ forni, ne fa un considerabile consumo, che ammonta in fin dell’anno per l’intera provincia a molte migliaia di fiorini.
La zucca è di due qualità, distinte col nome di zucca santa, e zucca barucca: ambidue hanno sottosopra il medesimo sapore: se ne principia la vendita in sul cader della state, e seguitasi per varii mesi. I venditori si appostano qui e colà per le vie, piantano una specie di botteguccia portatile, ossia un desco su due piedi, e vi stendono sopra la loro mercanzia, negra e fumante; appena son veduti apparire, la gente corre in folla a saziarsi di quella prediletta vivanda, e per pochi centesimi ognuno ne può avere una sufficiente porzione.
Alcune vecchierelle, specialmente, nelle mattine fredde del verno, si accoccolano in sui crocicchi, e vendono la zucca barucca, ch’è di forma rotonda e schiacciata, tagliata a pezzuoli, e cotta nell’acqua dentro tegami di terra, ad un soldo il pezzo: gli scolarucci vi hanno una passione, e tu li vedi co’ loro libricciuoli sotto il braccio scantonare correndo, e versare di mano in mano la scottante colezione sbocconcellandola beatamente, e leccandosene pel gran gusto le labbra.

Bastazo: facchino addetto al servizio delle dogane e de’ lazzaretti in tempo di contumacia.
Corba: cesta intessuta di vimini, di forma rotonda, che per lo più si porta in sulla testa.
Strusiando come un gabelon de alzana «travagliando come una rozza che strascina le barche per la corda.»
Sgualda: nome di donna: Osvalda.

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La zucca barucca (o suca baruca in dialetto veneziano) è il nome tradizionale della Zucca Marina di Chioggia, una pregiata varietà di zucca invernale tipica della Laguna veneta e della Pianura Padana.