
Piccolo corpo chiuso nel silenzio,
sepolto sotto il peso della terra,
che notte ti circonda, e quale assenza
di luce e di calore ti disserra.
Così il destino all’uomo largo impone
la sua sentenza forse fredda e indifferente:
nascere è cadere in nuda terra,
ma sperare è già un fiorire lentamente.
O Natura benevola, anche il tuo seme
getti nel buio con mano fedele,
e lasci che il gennaio con le nevi preme
su ciò che fu promessa e ora dorme.
Eppure – oh strano incanto che non cede! –
nel ventre oscuro qualcosa si move:
germoglio timido che chiede
luce, e la trova. E il miracolo è vero.
Forse non tutto è notte, o cor dolente.
Forse nel fondo della morte stessa
celata è una forza verde e paziente
che nessun gelo infrange, e che non cessa.
E quando aprile scioglie il suo mattino
sul campo nudo come parol fedele,
il seme – come l’uomo pellegrino – sorge.
E il Cielo lo aspettava. E lo confessa.
don Luigi Talarico