I santi Mamerto, Pancrazio, Servadio e Bonifazio
Ora avviene che verso l’11 di maggio, e quasi precisamente nei giorni 10, 11, 12, 13, si verifica in Europa al nord delle Alpi un abbassamento di temperatura notevolissimo e ben accertato. Per ciò quei giorni nei quali ricorrono i santi Mamerto, Pancrazio, Servadio e Bonifazio, vengono chiamati i santi di ghiaccio (Eisheiligen) od anche i gestrengene Herren (rigidi signori), ed in Francia les trois Saints de glace.
In Italia non hanno quei giorni denominazioni caratteristiche, forse perché il freddo in essi non fu mai avvertito, come pare confermino alcune moderne indagini. In maggio un ritorno al freddo riesce dannosissimo alla vegetazione, e nella vitifera valle del Reno, ove esso è tanto temuto, quei santi detti Eismänner (uomini di ghiaccio) portano il poco lusinghiero nomignolo di Weinverderber (distruttori della vite). Federico II non ci credeva: egli aveva una stupenda raccolta d’agrumi nel suo castello di Sans-souçi, e per non aver dato retta al suo giardiniere, che ne conosceva bene la funesta influenza, la perdette.
I tre Santi del Ghiaccio! Chi sono? Ascoltate attentamente: “Nei primi giorni di maggio del 1780, Federico il Grande passeggiava sulle terrazze del Palazzo di Sans-Souci: l’aria era tiepida, il sole caldo e le corolle dei fiori primaverili sbocciavano dai loro calici.
Il re, stupito che gli aranci fossero ancora al chiuso, chiamò il suo giardiniere e gli ordinò di portarli fuori dalle serre. “’Ma, Sire’, obiettò il giardiniere, ‘non temete i tre Santi del Ghiaccio, San Mamerto, San Pancrazio e San Servazio?'” Il re filosofo rise e ordinò che gli aranci fossero immediatamente esposti alla benefica aria primaverile.
Fino al 10 maggio tutto andò bene; ma il giorno di San Mamert arrivò il freddo; il giorno seguente, San Pancrazio, la temperatura scese ulteriormente e ci fu una forte gelata la notte precedente il giorno di San Servazio.
La storia aggiunge che gli aranci del monarca prussiano soffrirono molto, che il giardiniere di Sans-Souci fu rafforzato nelle sue convinzioni e che il re – un vero libero pensatore – vide in questo evento solo una fortuita coincidenza. Si sbagliava: perché i pregiudizi del popolo contengono quasi sempre un fondo di verità, e certe opinioni popolari sono spesso del tutto vere, fraintese e soprattutto mal spiegate.
Qualunque cosa si possa dire o pensare sull’autenticità di questo aneddoto, una serie di osservazioni effettuate a Berlino per centodieci anni consecutivi dimostra in modo inconfutabile che la temperatura media dell’11, 12 e 13 maggio è inferiore a quella di qualsiasi altro trio di giorni consecutivi di maggio.
Questi risultati sono stati verificati a Dresda, Praga, Karlsruhe, Londra e Parigi, e in tutte queste città è stata riscontrata un’ondata di freddo tra il 9 e il 18 maggio. A San Pietroburgo, questa ondata di freddo si verifica il 9 o il 10 maggio. Per Parigi, trent’anni di osservazioni (1816-1845) mostrano un leggero ritardo e che non ci sono trii di giorni consecutivi di maggio la cui temperatura media sia inferiore a quella del 13, 14 e 15 maggio.
CHARLES DE RIANCEY.
La prima parte è raccolta da: Nuova antologia di scienze, lettere ed arti.
La seconda da: Ami de la religion et du roi: journal ecclésiastique, politique et littéraire
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