CAMIOLA TURINGA


RACCONTO

Considerad que pequena luz
econdida en paias uele guiar
à buens camino.
Villega

Camiola Turinga da Messina era donna opulentissima. Ella viveva quando il secolo decimoquarto era quasi nel bel mezzo del suo cammino: quando re Pietro d’Aragona dominava la Sicilia di là del Faro, e re Roberto questa di qua.
O che allora fossero gli uomini meno avidi di ricchezze, o che la moglie fosse più dura cosa che oggi non è, o che Camiola fosse orribile creatura, o che fosse, certa cosa è che la donna nuotava negli agi, ma nuotando non pescava un marito: ed il voleva.
Grave faccenda: la quale, a quella età parea più importante che oggidì non è: perchè più era disputata, ed era materia del consiglio del re.

Al tempo di Camiola le pubbliche cose non eran queste; i principi aragonesi sempre avevano intento in Napoli il cupido sguardo: e gli Angioini sempre acceso in cuore il desiderio di ritogliere la bella isola perduta già.
Eran dieci mesi dacchè re Roberto aveva inviato alla sperata conquista meglio che settanta galee, ma i dieci mesi erano trascorsi indarno; chè re Pietro non per suo ardire, o per maturo senno, ma perchè le condizioni delle cose erano apparecchiate a tanto uopo (il che suole intervenir sovente negli affari del mondo) aveva fatto tornar vana ogni speranza dell’angioino.
Così spesso gli uomini son grandi e gloriosi senza saperlo! Un’altra flotta inviò costui; imperciocchè perissero o no tanti prodi poco montava a patto che il suo provvido governo si allargasse oltre il mare. Di venticinque galee si componeva la seconda flotta, la qual cosa prova che i consiglieri del re mal sapessero di aritmetica, non intendendo che venticinque sia più basso numero che settanta; e se il prodotto di 70 era stato zero, il prodotto di 25 non poteva essere da più di quella grandezza che dicesi negativa. Sia requie ad essoloro, ed a noi sanità!

***

Goffredo di Marzano era duce del secondo naviglio che si scontrò nel mare che circonda Lipari con quello di Pietro eguale in numero, ma sottoposto ad uno strano comando. Reggevalo di vero Giovanni di Chiaramonte, uomo che avea fior di senno, e molta perizia delle cose navali: ma, poichè d’ordinario al più saggio sovrasta il meno, Giovanni pendea dal volere di Orlando fratello bastardo di re Pietro, onorato del titolo di Capitangenerale. – Il capitangenerale era un baggeo: ma potea ciò che volea, intanto che Giovanni ricordevole del famoso indugiatore romano, che restituì la cosa pubblica, aveva in talento temporeggiare e stancar così l’inimico: il capitangenerale vago di stragi inutili anelava lo spettacolo d’una battaglia quasi fosse un fuoco d’artificio. La battaglia fu data, e l’armata aragonese disfatta.
Così contro le leggi dell’aritmetica 25 potè più che 70. Sia gloria al consiglio di re Roberto, il quale vide Goffredo di Marzano reduce, ed il capitangenerale, ed il prode Giovanni prigioni. Il che prova che l’ignoranza più sia utile della sapienza. Maraviglia delle età che furono!!
Chiese re Pietro la persona del bastardo: ma Goffredo volea dodicimila ducati di taglia: ed al re non parea che il suo fratello valesse tanto prezzo nè per capitangenerale, nè per bastardo. E s’apponeva…………

Ma non so la doviziosa Camiola da chi avesse mai saputo che Orlando per marito valeva bene i dodicimila ducati. Nè maravigliate; che ogni cosa considerata per un certo rispetto non ha valore intanto che per altro rispetto ha valor grandissimo. Tutto è prezioso quaggiù in terra: solo convien ricercare in che consista il pregio di ciò che vien per mano, e sotto il guardo. Non dite dunque che a nulla valga un uomo insipiente. Tale che non è buono ad imparar a leggere può diventare gran medico: ed altri che non seppe mai sillabare può essere un riputato avvocato!

Camiola dunque, valutata a suo senno la merce, scrisse al bastardo significandogli ch’ella pagherebbe i dodicimila ducati s’egli consentisse a torla in moglie. Ella si mosse insomma a far di per sè ciò che d’ordinario i padri fanno per le fanciulle; cioè offerirle per prezzo a chi le tolga. Ed il bastardo dopo aver meditato quale de’ due servaggi fosse più sopportabile, se quello di una ricca moglie, o di uno straniero principe inimico, elesse il primo da gaglioffo ch’egli era, e consentì alla profferta della donna nubile. Un messo di Camiola numerò tosto le dodicimila monete a Goffredo di Marzano, e recò seco la gemma in Messina della quale Goffredo non senza gioia si spossessò.
Eccolo il fanciullaccio vinto da un capitano di galee, ed il capitangenerale vincitore d’una donna opulenta, disfatto in mare e venduto in terra come preda di pirata: merce non soggetta a balzello, guerriero senza gloria, sposo senza amore. Viene in Messina, e parendogli che nel suo sangue non si potesse mai stemperare l’oro della Camiola, le ricusò la mano. Bella sede di prode! Voi altre le quali per avventura siete state tradite da un uomo, al quale niente altro deste già che un sospiro, in buon’ora! Eppure come non l’accagionate di nequizia, e di spergiuro? Ma dodicimila ducati! E che sì che valgono molti e molti sospiretti, e molte dolci parole!
Camiola oltraggiata chiamò il bastardo al consiglio del re: spose ciò ch’ella avea fatto, ciò ch’egli avea promesso. E fu così eloquente l’aringa di lei, così efficace che le fu fatta giustizia, ed il bastardo fu dichiarato merce venduta. Tre cose vogliamo noi legisti per la validità di un contratto di compravendita: la cosa, il prezzo, il consenso: e tutte tre vide il consiglio che erano intervenuti in quel trattato. Laonde fu condannato il bastardo ad impalmare la compratrice di lui.
Designato il dì delle nozze, la casa di Camiola era parata a festa: ella vestita riccamente, piena di lucide gemme, e bella d’oro se non di vezzi. Le sale piene di spettatori; le corti del palazzo infiorate; l’ara eretta in gran pompa. Venne l’onorato signore, e s’appressò a quell’ara, e distese la mano, e già un sacerdote stringeva le destre; quando Camiola si volse e disse: Miserabile! tu non meriti di esser consorte di donna di generosi spiriti: abbiti quel danaro, per cui t’ho ricomprato: abbiti l’onta di un dono: il rimorso di un’insidia; e la vergogna di un rifiuto.
Così detto ella s’involò ad ogni sguardo, ed entrata in un monastero, sè ed i suoi beni offerì a Dio, il suo come alla storia, e dopo cinque secoli a questo giornale.

Vicenzo Moreno.

Wiki – Camiola Turinga