UNITÀ E DIVISIONE IN PSICOLOGIA E IN POLITICA

Dott. Daniele Malerba

Non ci sono molti studi che affrontino il tema della unità e della divisione dell’animo umano.

Eppure mi viene intuitivo pensare alla divisione come a una patologia e alla unità come qualcosa di buono e sano.

Dove unità non sta per “fusione” indistinta di elementi uniformi ma sta per capacità di uno stare insieme organico di elementi diversi e complementari.

Unità vuol dire sapere in che direzione andare, cioè sapere dove è il proprio bene e andarci.

Unità vuol dire forza, chiarezza, coerenza…

Il bene tende a creare unità, perché si fonda su un corretto concetto di giustizia. Che non vuol dire che tutti devono avere tutto, ma che a ognuno è dato secondo il proprio bisogno e secondo la propria funzione per il bene sociale.

La luce che è data all’occhio non è la stessa che è data al cuore, né la composizione dell’occhio è la stessa del cuore o del fegato: le parti del corpo umano sono diverse e trattate in modo diverso a seconda di esigenze diverse e funzioni.

Così le parti dell’animo sono diverse e devono essere trattate in modo diverso a seconda delle funzioni e delle necessità. Che l’animo umano sia costituito in modi diversi lo dice tutta la psicologia (dalla psicoanalisi, al comportamentismo, alla terza forza).

Che ogni parte della nostra anima abbia una sua funzione e abbia le proprie necessità, e richieda un equilibrio con le altri parti, è la logica conseguenza.

D’altra parte la schizofrenia è spesso discussa come una patologia di divisione del sé.

Io sono convinto che l’unità dell’animo si rispecchi nell’unità sociale e che il benessere sociale sia tale solo se vi è una giusta ed equilibrata unità della società. Unità che vuol dire giustizia ed equilibrio sociale, dove è dato a tutti il modo di vivere in modo dignitoso e onesto. Dove vi è solidarietà, riconoscimento e comprensioni tra le parti sociali e dove una non voglia prendere ciò che non gli spetta.

Le guerre nascono sempre da una divisione, da una non comprensione e da un non rispetto di ciò che spetta agli altri; sono il rispecchiamento della sofferenza e della divisione interiore che viene proiettata all’esterno e giustificata razionalmente con una montagna di bugie (la “razionalizzazione” per la psicoanalisi è una difesa nevrotica, ma raccontare bugie è spesso una negazione della realtà e la “negazione” è una difesa psicotica).

Nascono dalla paura che gli altri ti portino via qualcosa di tuo e si sviluppano con una evoluzione paranoica per poter essere mantenute.

Io credo ci siano due modi per definire se un comportamento è giusto o no: il fatto che crei divisione e il fatto che sia appoggiato su una verità o su una bugia.

È sbagliato ciò che è fondato sulla falsità, e divide, su questa falsità.

Quando hanno costruito l’Italia e poi l’Europa hanno pensato che l’Italia e l’Europa unite (accettando le rispettive diversità) sarebbero diventate più forti e ricche e hanno vinto la scommessa perché l’Italia e l’Europa sono divenute potenze mondiali di livello.

Chi ora vuol creare le divisioni pensando di proteggere se stesso sta facendo come la Germania nazista: pensa di poter vivere in funzione di se e senza relazioni distruggendo i diritti degli altri. La strada opposta di quella dell’Europa Unita, la strada della schizofrenia: abbiamo già visto come è finita ma, evidentemente, non abbiamo imparato.

Dott. Daniele Malerba