SEMINO GNOMINO PICCINO



Illustrazioni di Alice Socal

Quante volte Semino gnomino piccino, l’aveva persa? Non se lo ricordava più! Quella maledetta pentola d’oro era diventata l’ossessione della sua vita, da quando il Re degli Gnomi era partito per il Congresso e gliel’aveva affidata… e pensare che sino a quel giorno era stato uno gnomo libero e felice!

Così piccolo com’era, Semino poteva nascondersi dietro a un filo d’erba e stare ad ascoltare le chiacchiere degli animali del bosco per ore; oppure salire a cavallo di un seme aereo e osservare dall’alto gli interessanti dialoghi che i fiori si scambiavano tra loro, schiudendo e ripiegando i petali; o ancora andare a dipingere sull’acqua dei ruscelli i riflessi del sole.

Era un sognatore Semino, sempre con la testa tra le nuvole, non aveva mai brillato per la sua memoria… e adesso doveva rimanere lì, prigioniero di quella pentola d’oro, perché se solo l’avesse lasciata da qualche parte, era certo che non si sarebbe più ricordato dove.

Il piccolo gnomo sedeva mesto e pensieroso, cercando di escogitare qualcosa che risolvesse il suo problema… quando incominciò a piovere. Prima scesero goccioline discrete che saltellavano dall’alto dei rami, facevano lo scivolo lungo i morbidi petali dei fiori e rotolavano in terra, poi sempre più fitte, sino a intrecciarsi in sottili e lunghe liane d’acqua, che congiungevano il cielo al sottobosco umido.

Semino guardava i rivoletti allegri e capricciosi che facevano lo slalom tra i sassi… e improvvisamente un sorriso illuminò il suo piccolo viso da furetto “Ma certo, perché non ci avevo pensato prima!” esclamò così forte da far volare via una coccinella che era andata a rifugiarsi sotto un guscio vuoto di castagna.

Freneticamente incominciò a calcolare la direzione della luce, il punto d’incontro tra questa e le goccioline di pioggia, la posizione del sole dietro le nuvole e, per finire, il luogo esatto dove sarebbe spuntato l’arcobaleno. Corrugò la fronte nello sforzo del difficile calcolo matematico e lanciò finalmente un “EVVIVA!”, che coronò il risultato ottenuto.

Allora prese a salire verso il cielo, aggrappandosi ad una liana d’acqua, dopo essersi caricato sulle spalle la pentola d’oro. Su, su, ancora più in alto… fino ad arrivare in cima proprio nell’attimo in cui l’arcobaleno si disegnò nel cielo. Con un agile balzo Semino salì in groppa all’arco, per scivolare subito dopo verso terra e, giunto nel sottobosco, tra i funghi che odoravano di muffa e i grandi faggi, nel punto in cui l’arcobaleno finiva sotterrò la pentola d’oro. Adesso non l’avrebbe più persa, per ritrovarla, infatti, sarebbe bastato aspettare il prossimo temporale… e seguirne il magico arco.

Lidia Menorello
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