L’OPERAZIONE STURZO

Andrea Bavaresco

Nel maggio del 1952 si tennero nuove elezioni amministrative per il comune di Roma.

Al contempo si avvicinava anche il termine della legislatura degasperiana dopo lo schiacciante successo della Democrazia Cristiana alle elezioni del 1948.

La situazione era però certamente cambiata rispetto al 18 aprile di quattro anni prima. Basti notare come alle amministrative del 1951 la Dc fosse passata dal 48,5 % al 39% dei voti, con l’aumento sia delle sinistre e dei comunisti, sia delle destre e in particolare del Msi.

Il Psi e il Pci avevano dimostrato la loro mai sopita capacità di mobilitazione attraverso scioperi, manifestazioni e rivendicazioni sindacali di portata eccezionale, mentre anche il conservatorismo della destra si faceva strada specie al Sud.

La stessa situazione interna alla Dc appariva inquieta: le fratture interne con la sinistra dossettiana e con la destra della Vespa avevano creato difficoltà allo stesso De Gasperi, a cui si sommava la progressiva pressione delle gerarchie ecclesiastiche per una maggiore lotta al comunismo.

Si arrivava cosi alle elezioni amministrative della capitale; Papa Pio XII in particolar modo era estremamente preoccupato di una possibile vittoria delle sinistre e si attivò precocemente e in maniera decisa per arginare il pericolo.

A sinistra la coalizione era rappresentata dal blocco socialcomunista con a capo Francesco Saverio Nitti. Il leader della Dc avrebbe invece presentato una lista di coalizione con i partiti laici di centro, secondo la linea di alleanze seguita sin dal 1948.

L’angoscia di Pio XII era però spasmodica tanto che intendeva a ogni costo che si raggiungesse un intesa anche coi partiti di destra, ovvero con il partito monarchico e i missini, in modo da assemblare una coalizione forte e marcatamente a destra che annullasse il pericolo rosso.

E’ su queste basi che prende forma la cosiddetta “operazione Sturzo”, perseguita con tenacia appunto dallo stesso Papa contro un eventuale successo delle sinistre a Roma.

Pio XII avrebbe incaricato l’ex leader del Partito Popolare don Luigi Sturzo di sondare un’intesa tra socialdemocratici, monarchici, neofascisti e naturalmente democristiani contro i socialcomunisti.

Il fondatore del Partito Popolare sembrava il personaggio giusto per personalità e prestigio oltre che per le sue idee tendenzialmente più a destra rispetto alla linea democristiana specie nella condotta economica da seguire, il che lo candidava a pieno titolo come guida del progetto del Papa.

De Gasperi d’altro canto avversava fortemente questa operazione: la sua coerenza antifascista e il timore che potesse crearsi un precedente per le successive politiche lo portarono ad opporsi fermamente al gioco di alleanze promosso da Pio XII. Fu così che confermò che alle amministrative di maggio la Dc si sarebbe alleata unicamente con socialdemocratici, liberali e repubblicani, dando l’avvio a uno scontro acceso tra la segreterie della Dc e del Vaticano.

Pio XII oltre che a Sturzo si affida al fedele Luigi Gedda, da poco diventato presidente dell’Azione Cattolica dopo aver presieduto la Giac (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) e gli Uomini di Azione Cattolica, nonché fondatore dei comitati civici.

I comitati erano organi costituiti nel 1948 in vista delle elezioni politiche che avevano il ruolo di educazione politica dei cattolici e che avevano appoggiato la Democrazia Cristiana. Il clamoroso successo della Dc risentì sicuramente in parte della stessa azione dei comitati civici che si rivelarono un preziosissimo strumento di mobilitazione contro lo spauracchio comunista.

Luigi Gedda era insomma un personaggio molto influente che poteva condizionare attivamente la scena politica cattolica dal momento che presiedeva strutture quali i comitati e l’azione cattolica.

Gedda ambiva peraltro a strappare a De Gasperi il suo ruolo politico, tramite appunto l’azione dell’Ac e dei comitati, o anche attraverso la creazione di una seconda forza politica cattolica, maggiormente filopapale e anticomunista.

Il fatto più saliente dell’Operazione Sturzo consiste infatti nell’unico serio tentativo di dare vita a un partito cattolico alternativo alla Dc, viste le continue derive di questa da una politica più clericale.

Verso la metà di marzo, viste le crescenti pressioni vaticane, la Dc decise di procedere a un avvicinamento coi partiti laici di centro e coi monarchici che avrebbero promesso lealtà costituzionale: per De Gasperi infatti non si poteva andare oltre in termini di compromesso. Gedda voleva invece andare ben oltre e insisteva perché si assemblassero liste democristiane con le liste di monarchici e missini.

De Gasperi minacciò la crisi di governo e Gedda riferì al ministro della giustizia Guido Gonella (che insieme al leader democristiano si impegnò in prima fila per far affossare l’operazione) che senza l’apparentamento con le destre i comitati civici avrebbero scelto caso per caso il partito per cui votare. De Gasperi mandò allora Gonella dall’armatore Achille Lauro, fondatore del Pmn con lo scopo di discutere una proposta di alleanza. Il prezzo che Lauro chiese fu però troppo alto: l’alleanza col Msi non poteva sussistere secondo De Gasperi.

Nel frattempo socialdemocratici, liberali e repubblicani minacciavano di presentare una lista propria nel caso fosse avvenuta un’alleanza con monarchici e missini.

Gonella propose un ultimo tentativo di mediazione: apparentare la Dc e i partiti di centro con “esperti” del partito monarchico e missino, compromesso che non venne però accettato da quest’ultimi.

Sturzo intanto suggerì che gli venisse affidato il potere insindacabile di comporre la lista, opzione che ovviamente trovò favorevole Pio XII ma non certamente De Gasperi. I partiti di centro ribadirono che in caso di alleanza con le destre avrebbero aperto una crisi di governo, facendo così il gioco della Dc. Lo stesso Sturzo di fronte alla fermezza di monarchici e missini di non volere liste in comune con i laici decise di dichiarare fallita l’operazione.

Alla fine le amministrative furono comunque vinte dal blocco democristiano-centrista ma aprirono un solco profondo tra Dc e Vaticano tanto che lo stesso Pio XII negherà subito dopo un’udienza personale a De Gasperi, dopo aver lamentato ostinazioni che non avrebbero dovuto esserci.

Andrea Bavaresco