LETTERA D’AMORE

Ovvero “Respiri obbligati di passaggio”

di Alice D’Este

Ti ho visto arrivare. Incredibile a dirsi ma ti ho visto. Si, dico incredibile perché stamattina c’era una pioggia torrenziale e lungo la strada che porta alla stazione non vedevo né sentivo null’altro che il rumore delle mie suole di gomma sulle pozzanghere. Moltitudine di gente. Foglie secche per terra. Zaini in spalla. Affaccendarsi di vite in un ambito spaziale ristretto ma sufficiente a contenerle tutte anche se strette strette l’una all’altra.

Ti ho sentito arrivare. Ho sentito il tuo profumo, l’odore di te perdersi in mezzo a tutto quel marasma, confondersi con i profumi Chanel delle vecchie signore ingioiellate che aspettavano l’Eurostar nel binario affianco, mescolarsi con l’odore speziato e orientale di quella bellissima ragazza indiana che ha salito le scale con me… davvero bella, sembrava quasi l’immagine stereotipata della perfezione ed eterea com’era arrivata è scomparsa nella folla.

Ti ho percepito. Ho percepito il tuo arrivo, subitaneo, alle mie spalle, la tua presenza, immobile, dietro di me per alcuni minuti in attesa del treno. Respiro, il tuo, che si confondeva con quello di mille altri. A tratti spariva coperto dal rumore, dal vociare della gente.

Ti ho pensato. Ho pensato e sto pensando a te immaginando la tua vita a partire dal libro che stringi ogni giorno fra le mani e che assorbe quasi tutta la tua attenzione per l’intero viaggio. Ho confrontato poi l’immagine ologrammica della tua vita con la mia quotidianità fatta di amici, università, libri, musica.

Ti ho gustato. Ho gustato giorno dopo giorno l’attesa dell’incontro, dell’incrocio di sguardi, del sorriso fugace come nei più patetici romanzi amorosi che si rispettino ed ho stretto a me la tua immagine idealizzando forse l’emblema più sottile del tuo essere.

Ossessione forse. Amore. Cinica volontà autolesionista. Non so quale sia la vera ragione che mi ha spinto a scriverti mettendomi in balia di conseguenze di cui ora non voglio nemmeno lontanamente considerare il possibile esistere ed evolversi.

Forse è stata la tua mano che gioca in questo momento coi tuoi capelli un po’ spettinati, si, anzi, è sicuramente colpa sua ma non è la sola… è colpa anche dei tuoi occhi e di quella luce particolare che emanano, bagaglio di esperienza di vita passata e di emozione futura…è colpa del tuo sorriso solo accennato che mi hai appena fatto… Della tua voce profonda e dolce allo stesso tempo con cui ormai quasi ogni mattina mi chiedi se il posto a sedere di fronte al mio è libero…

Il treno corre veloce, prende direzioni logiche e prestabilite a differenza della mia mente che si perde nell’oblio. Ormai manca poco alla stazione e una volta arrivati tutto sparirà come ogni giorno in uno sfrigolio metallico di freni ma non oggi forse. Oggi, se ne avrò il coraggio prima di scendere ti lascerò nelle mani questa lettera, piccola, dolce quotidiana testimonianza di follia sperando che possa essere preludio a una conoscenza… La quotidianità è mia silente alleata ma spero che la nostra conoscenza diventi qualcosa di diverso che semplice frutto del caso…se lo vorrai..sul prossimo treno come due naviganti lungo rotte parallele.

[email protected]