La strage di Nova Orleans

La strage o meglio il linciaggio orribile commesso a Nova Orleans sopra inermi prigionieri siciliani avvenne il 14 marzo 1891. È un disegno riprodotto dai giornali americani, esattissimi in codeste scene, per le quali ancora tutti parlano e si commuovono.
A Nova Orleans, nella popolosa metropoli degli Stati Uniti d’America, 9 siciliani erano accusati d’essersi uniti in lega e d’avere assassinato il capo della polizia Hennessy che li perseguitava senza tregua, com’era suo dovere, appartenendo essi alla feccia peggiore della società.
Condotti davanti ai giurati, questi li assolsero. Tale assoluzione, che parve ispirata dalla codardia, dalla paura, sollevò a Nova Orleans un’indignazione terribile. I giurati assolutori furono fischiati senza misericordia dalla folla, e insultati; mentre gli assolti venivano, per precauzione, tenuti ancora in carcere, temendosi contro di essi la vendetta popolare.
La sera stessa, un comitato di cinquanta persone convocò pel 14 un comizio onde esaminare il verdetto di assoluzione in favore degli italiani pronunciato dal giuri. Si tennero discorsi violenti che accusavano i giurati di essersi lasciati corrompere dal denaro, od intimorire dalla paura della mafia stabilitasi a Nova Orleans.
Il più ascoltato fu l’avvocato Parkerson.
Egli disse che adesso si trovava in faccia ai pubblico di Nova Orleans per denunciare uno dei delitti più rivoltanti negli annali criminali. “Io non desidero”, – egli disse – ne fama, nè gloria. Io sono un semplice cittadino americano, e, come buon cittadino, sono qui.
Intorno all’oratore, e quasi a fargli da stato maggiore, erano uomini d’ogni classe sociale, ricchi proprietari, negozianti e mercanti; si notava fra gli altri un signore mascherato.
Dopo Parkerson, parlarono altri quattro oratori con parole di fuoco, eccitando le 3000 e più persone, plaudenti ed urlanti d’intorno.
Nessuno della polizia assisteva al comizio: l’autorità non intervenne ad interrompere gli oratori, a tentare di rimetter la calma. Lasciò che quei 3000 uomini diventassero belve assetate di sangue, che l’eccitamento montasse alla ferocia della distruzione e del macello.
E la folla tumultuariamente, animandosi gli uni con gli altri alla strage, mosse verso la Prigione.

Alla folla schiamazzante il capitano Dows direttore delle carceri rifiutò di aprire la porta principale. Gli assassini fecero forza contro un pesante portone laterale, che attaccarono con ascie, mazze, martelli, e con un pesante tronco di legno che servì di catapulta.
La porta fu abbattuta e da prima si fece con grande impeto. Ma gli assassini organizzati: avevano capi cui prestavano ubbidienza. Due si misero ai due lati della porta non lasciando entrare che gli uomini armati
Entrati i furibondi nella sala delle visite chiesero a grandi grida la chiave della interna, grida cui facevano eco gli urli della folla disarmata rimasta fuori.
Un giovinotto portò la chiave richiesta: fu un urlo orrendo.
Si precipitarono e trovarono aperta l’ultima porta che dava alle celle delle vittime.
Quasi tutti i prigionieri erano fuggiti di là, appena udirono il clamore dei sopravvenienti.
Gli assassini non trovarono in una cella che Antonio Scoffidi che fu la prima vittima.
Gli tirarono a bruciapelo molti colpi di fucile crivellandolo addirittura.
Dove sono ? Dove sono gli altri?… – gridavasi da ogni parte.
In una cella trovarono degli altri prigionieri; questi domandarono pietà, tremando, singhiozzando. Non erano i siciliani. Furono lasciati stare.
Molti gridarono: – I siciliani sono nello scompartimento delle donne.
Chi l’aveva detto loro? Si dice gli stessi carcerieri.
Gli uccisori si scatenarono sulla porta che separava i due dipartimenti. La porta era chiusa.
Vogliamo la chiave!
Giù la porta!
Allora un giovinotto, fattosi largo fra i furibondi: Fermi, gridò io ho la chiave!
Ditemi chi conosce gli assassini; non dobbiamo spargere del sangue inutilmente.
Io, io, – replicarono cento voci.
E fra i tanti, venne scelto un individuo che dall’aspetto sembrava più determinato a colpire degli altri.
Il capo assassino entrò nel corridoio accompagnato da cinque o sei altri, ma non vi trovarono che una sola donna, una negra, la quale alle domande rispose: Andate di sopra! Andate di sopra!
Salivano. I siciliani li sentivano venire.
Alcuni si ricoverarono nelle celle. Altri scapparono nel cortile. Inutile fuga!
Certo Geraci venne colpito alla schiena, e stramazzò esanime al suolo.
Romero fu ferito mentre in ginocchio chiedeva grazia.
Monasteri e Caruso caddero assieme sotto una dozzina di colpi sparati su loro a bruciapelo.
Macheca e il vecchio Marchesi, seguiti da una dozzina di persone, e mentre si ricoveravano nelle celle, vennero trucidati.
Un ragazzo, Marchesi fu il solo che sopravvisse alle ferite riportate per quanto fossero mortali.
Emanuele Polizzi era chiuso in una cella; gli assalitori aprirono la porta e gli spararono tre colpi.
Il disgraziato non morì sul colpo, e siccome la plebaglia gridava di volerlo vedere, lo presero e lo condussero fuori sull’angolo delle strade Morris e San Annasts., ove trovasi un alto lampione.
Qualcuno della folla gettò sul lampione una corda con un nodo scorsoio, il quale subito venne aggiustato al collo della vittima. Mentre il corpo penzola va nel vuoto, la corda si spezzò, se ne procurò un’altra e ricominciò il martirio.
Appena il Polizzi fu nuovamente nel vuoto, fu preso di mira da fucili e da revolver. Il cadavere di Polizzi restò per un’ora e mezza penzolante.
Antonio Baguetto fu ferito gravemente appena il popolaccio arrivò nella galleria delle prigioni, e poscia venne trasportato sulla via e appeso per una gamba ad un albero.
In tutto, le vittime furono undici.
Però nove soli erano gl’imputati nel processo che fu discusso; gli altri due facevano parte d’un gruppo di prigionieri italiani che erano ancora da processarsi.
Dopo la strage, fu tenuto un comizio di gioia!… L’avvocato Parkerson, il capo di tanta infamia, fu portato in trionfo dalla folla!
Questi orrendi fatti avvenuti in un paese che pretende di essere civile, hanno vivamente commosso ed eccitato le nostre colonie in America che sono così numerose e si trovano esposte a simili barbare esplosioni d’odio.
Alla Camera dei deputati italiana l’onorevole Di Rudinì, rispose ad una interrogazione mossa a questo proposito, che il Governo domanderà soddisfazione ed indennità per la incredibile violenza. Molte società importanti americane si riunirono intanto alla Borsa del Consiglio di Nova Orleans e votarono una mozione che deplora gli atti della folla, ma li proclama necessarii. E cosi pensano i cittadini più notevoli, d’una fra le maggiori città della libera America, cittadini notevoli, alcuni dei quali hanno anche preso parte agli assassini.
Mentre scriviamo, la questione s’agita viva fra i gabinetti d’Italia e degli Stati Uniti, che daranno soddisfazione.
Il nostro disegno rappresenta il momento in cui la folla selvaggia sfonda la porta delle carceri con un trave e a colpi d’ascia.

L’illustrazione popolare – 1891
By Google Libri


Nel 2019, dopo 128 anni e grazie ad un sindaco di origine italiana, l’amministrazione comunale di New Orleans ha reso scuse pubbliche ed ufficiali alla numerosa comunità di origine italiana che vive negli Stati Uniti, ricordando le vittime innocenti del linciaggio razzista.
Gli Stati Uniti hanno pagato $ 2.211,90 a ciascuna famiglia delle undici vittime. (Wiki)