IL GATTINARA

Quando agli allievi sommelier si spiegano i vini piemontesi, per aiutarli a ricordare tutti i nomi dei vini DOCG della regione, si presentano delle vignette. Quella del Gattinara è sempre la più simpatica: un bel gattone con in mano (o meglio in zampa) un grosso calice ricolmo di vino.

Il nome Gattinara in realtà non avrebbe niente a che vedere coi gatti, anzi sembra che derivi, come buona parte dei toponimi italiani, dal latino. In questo caso l’etimologia risalirebbe a catuli ara, l’altare di Catulo, luogo prescelto dal proconsole Lutazio Catulo per presentare agli dei le spoglie di guerra dei Cimbri, sconfitti nel 101 a.C.

Il comune di Gattinara, oggi, si trova in provincia di Vercelli e la coltura delle uve Nebbiolo è praticata da secoli. Su queste colline, del buon vino era prodotto già ai tempi di Carlo Magno. Grande entusiasta del Gattinara era il cardinale Mercurio Arborio, che qui possedeva i suoi vigneti. Era talmente certo della bontà del suo vino che lo presentò perfino alla tavola dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, di cui era Cancelliere.

Il Gattinara è prodotto da uve Nebbiolo, che nel vercellese sono chiamate Spanna e da una piccola quantità di Vespaiolo e Bonarda di Gattinara, che devono essere per disciplinare inferiori al 10% del totale delle uve. La cura verso il prodotto è garantita dai tre anni d’invecchiamento di cui almeno uno in botte.

Il Gattinara Riserva, invece, deve invecchiare quattro anni di cui almeno due in botte. Il titolo alcolometrico minimo deve essere compreso tra il 12,5% e i 13% per il Riserva.

Al bicchiere si presenta con un bel colore rosso granato che tende all’aranciato con l’invecchiamento, mentre al naso richiamerà il profumo di viola, con sentori di sottobosco, di pepe nero e di vaniglia. Al gusto invece colpirà il suo caratteristico fondo amarognolo, ben armonizzato tuttavia da tannini al velluto.

La temperatura di servizio non deve superare i 18°C in estate e i 20°C in inverno. Si accompagna principalmente ad arrosti di carne, a selvaggina, a formaggi piccanti e a pollame.

Giovanni Trabuio
Sommelier FISAR