IL CAMMINO DELLA PSICHE E IL CAMMINO DELL’ANIMA

Iniziare

In questa terra l’uomo è sempre in affannosa ricerca di risposte, risposte che sembra non trovare mai.

Coloro che cercano, nei secoli e nei millenni, anche se hanno sviluppato molte e diverse tecniche per questa ricerca, puntano tutti alla crescita dell’uomo e al suo miglioramento.

Ma tutti i grandi uomini hanno messo il percorso spirituale come elemento essenziale della crescita.

Solo nell’ultimo secolo e mezzo è sembrato che la spiritualità non fosse abbastanza scientifica, e che l’uomo potesse bastare a se stesso. Sono nate così le ideologie e le guerre ideologiche. Eliminare Dio sembrava volesse dire migliorare l’uomo, invece nulla è veramente cambiato: l’uomo è quel che è.

È nel suo desiderio di potere, che si nasconde la vera violenza.

Comunque, questo positivismo ha portato allo sviluppo di discipline scientifiche molto importanti, e soprattutto alla differenziazione fra tre elementi importanti dell’uomo: il corpo, la mente, l’anima.

È nata così la psicologia, il cui scopo era quello di capire come funzionava la mente dell’uomo.

Negli ultimi tempi si è scoperto che corpo, anima e mente sono legate insieme, si influenzano a vicenda in maniera importante.

Sono nate così discipline a cavallo fra queste tre aree: la psicosomatica, ad esempio; e i movimenti che navigano tra psiche e spirito (più o meno pericolosi).

Io sostengo che il cammino psicologico e quello spirituale sono entità diverse, seguono regole diverse e necessitano di percorso diversi. Anche se si influenzano a vicenda, un po’ come la psiche influenza ed è influenzata dal corpo.

Sebbene ognuno dei tre elementi (psiche, corpo e anima) abbia delle conseguenze per l’altro elemento, ognuno può, e deve, essere trattato anche in modo individuale.

Naturalmente, si possono poi evidenziare elementi di influenza reciproca, che necessitano di un trattamento in tutte le aree.

In questo scritto vorrei affrontare il rapporto tra psicologia e spiritualità. Facendo riferimento a un recente testo, inoltre, porrò il confronto fra due tecniche di crescita: quella psicologica legata alla corrente del transazionalismo, e quella spirituale di sant’Ignazio di Lojola (fondatore dei Gesuiti).

Differenze e uguaglianze

Per riuscire a capire qualcosa di questi percorsi, è necessario definire la differenza tra psicologia e spiritualità.

La psicologia è una scienza che riguarda l’uomo, e, in particolare, studia il funzionamento della mente, dell’affettività e dell’emozione; le modalità di relazione e il comportamento degli uomini. Questi studi portano poi a sviluppare delle tecniche che migliorano e curano tali aspetti delle persone: nascono così la psicoterapia e le tecniche di crescita personale.

La spiritualità, invece, è uno sforzo di relazione tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e il trascendente. È lo spazio nel quale Dio si comunica all’uomo, e l’uomo dà tempo alla relazione con Dio.

È chiaro che, la relazione con Dio, l’uomo la vive con la sua psiche, e reagisce sulla base di questa. Dio invece si comunica e relaziona con l’uomo in modo del tutto suo; meglio, non lo so come Dio comunichi con l’uomo, poiché capire chi è Dio, e come, e perché agisce, è veramente al di là delle possibilità di ognuno di noi.

Credo che, la scienza che cerchi di capire come si comporta Dio, si chiami teologia.

Il fatto che, quello che succede tra Dio e il suo fedele, sia una cosa insondabile, e ne emerga solo qualche elemento, che il fedele riesce a riportare con il linguaggio degli uomini, spiega come mai sia difficile, senza un percorso personale, conoscere veramente Dio. Spiega anche perché, in genere, si pensi alla spiritualità come cosa non scientifica, nel senso di non verificabile e non osservabile.

E così io penso che, le presunte “pazzie” dei grandi mistici, siano forse, in realtà, relazione assolutamente normali e umane, di fronte a un apporto così stretto con una potenza, così grande, come quella di Dio.

Sono convinto che, solo un grande equilibrio psicologico, possa permetterci di avere la forza per rapportarsi in modo adeguato a Dio.

E sono inoltre convinto che, il cammino spirituale, curi anche la nostra psiche, come, talvolta succede, quando, miracolosamente, guarisce anche i mali del corpo.

Infine ritengo che, poiché la spiritualità trascende la morte, il senso della spiritualità e del prendersene cura, travalichi ampiamente ciò che è umano; travalichi la sofferenza, il dolore, la gioia e le passioni umane, e travalichi anche l’ingiustizia, in una dimensione molto più ampia.

In comune, il cammino psicologico e quello spirituale hanno l’obiettivo di far crescere l’uomo, di promuovere la conoscenza dell’uomo con se stesso, di promuovere la relazione, di proporre una vita felice, di considerare l’uomo come agente responsabile di scelte.

Ma, nella psicologia, la conoscenza, la crescita, la relazione, la felicità si riferiscono al qui ed ora, a ciò che è materialmente presente, alle relazioni umane; nella spiritualità, invece, tutto si riferisce al trascendente.

2 Passi di cammino

Questo scritto nasce dalla lettura di un piccolo libro, proposto dalla dott.ssa Laura Bonanni[1], psicologa e psicoterapeuta transazionale, che collabora con i Padri Gesuiti in progetti di animazione del centro sud, con attività di prevenzione primaria con adolescenti.

Mi è sembrato, molto interessante, lo sviluppo di un confronto tra una delle tecniche psicoterapeutiche più moderne, e uno dei cammini di crescita spirituale, tra i più colti, presenti nelle proposte del mondo cattolico.

Entrambi i percorsi richiedono un lavoro di conoscenza di se, di approfondimento delle proprie dinamiche razionali, di riflessione e osservazione della realtà, delle proprie relazioni, di come funziona il mondo e, infine, di come veramente siamo e funzioniamo noi.

Questo percorso di conoscenza di se porta a capire la necessità di un cambiamento, porta con se direttamente il cambiamento; l’unica differenza è che il cambiamento del cammino psicologico è un cambiamento umano, mentre quello del cammino spirituale è un cambiamento nel nostro rapporto con Dio, e dà la possibilità a Dio di rapportarsi in modo nuovo con noi.

È ovvio che il nostro rapporto con Dio dipende dal nostro rapporto con il mondo, e porta con se le ambiguità e le conflittualità che noi viviamo nella nostra vita quotidiana.

La costruzione di nuove relazioni, di un nuovo modo di stare di fronte alla realtà, di nuove e più funzionali modalità di affrontare i nostri problemi e le nostre preoccupazioni, può tradursi, anche, in un nuovo modo di stare di fronte a Dio.

Viceversa, un nuovo modo di stare di fronte a Dio ci permette uno sguardo diverso sulla nostra umanità, e sul mondo in cui siamo inseriti, e questo ci aiuta a crescere e a migliorare.

Per questo il cammino psicologico e quello spirituale possono essere stampella l’uno dell’altro.

Oltre a questa ricerca su come noi funzioniamo, questi due metodi hanno in comune la necessità di un posto, e un tempo, dedicati al percorso. Entrambi hanno in comune l’analisi della differenza tra quello che si pensa, quello che si vive e quello che si fa.

Entrambi ricercano la differenza tra quello che noi facciamo, perché siamo abituati, perché siamo condizionati, e quello che noi facciamo, perché ci è veramente utile.

E, infine, entrambi sono mezzi di crescita, cambiamento, sviluppo ed equilibrio.

 In genere si pensa che dallo psicoterapeuta debbano andare persone che sono malate.

Io sono, invece, convinto che la psicoterapia sia un percorso di crescita personale, che chiunque possa fare. E che è utile fare.

Sono anche convinto che, dentro i percorsi spirituali, debba esserci lo spazio anche per lo sviluppo degli aspetti psicologici.

È dunque molto importante, trovare un percorso di confronto tra metodiche spirituali e psicologiche all’interno del mondo cattolico.

Un percorso sviluppato da persone competenti e sagge.

Devo dire che, spesso, si considera troppo poco importante, fare un cammino spirituale puntuale e costante. Ritengo che sia veramente poco, limitarsi ad andare a messa alla domenica, e che il rapporto con Dio meriti uno sforzo ben maggiore; e anche l’uomo, penso, meriti un rapporto con Dio molto più importante, sebbene spesso non se ne renda conto.

Suggerisco perciò ad ognuno di attrezzarsi per la propria crescita, senza considerare, come banale o inutile, il tempo dedicato alla meditazione, alla preghiera e alla crescita psicologica.

Nel giorno d’oggi si pensa che, tutto quello che non è dedicato al lavoro, alla produzione o al consumo di beni, sia tempo perso.

Vi propongo di cominciare a pensare che possono esserci altri modi di vivere; con un senso più importante.

Si può cominciare a guardare ai nostri schemi comportamentali, ai nostri “copioni”, sociali e personali, scoprendone la disfunzionalità.

Per fare questo, è necessario ripartire da se stessi, cominciare a volgere lo sguardo su di noi e, se si  è cattolici, anche ricominciare dal rapporto con Dio.

Oggi possediamo mezzi, e conoscenze, di grande livello, per poter fare questo percorso.

[1] “Desiderio di equilibrio. L’analisi transazionale in dialogo con gli esercizi spirituali ignaziani”. Aut. Laura Bonanni si Ed. Pardes, Bologna 2005

Dott. Daniele Malerba
Psicologo di Riferimento dell’Associazione Alzheimer di Venezia