GLI ALUNNI DEL SALE – ACQUARIO O ACQUAIO

di Pietro Bodi

Quando nel resto della Val Padana c’è nebbia, noi vediamo un tetto di nuvole… ma non siamo scesi in basso… ci siamo sempre stati. Una volta c’era un mulino e una antichissima chiusa. C’era un traffico di merci che salivano alla città e, nella bella stagione, le barche dei signori che scendevano, navigando il Panaro, alle ville seminate lungo il fiume e giungevano addirittura in Adriatico. La civiltà arrivò frettolosa, la vettura puzzolente sostituì la serena barca e alla chiusa giunse liquame e aroma connesso. I cittadini mangiavano meglio ma il risultato non era buono. Allora i villici decisero di seppellire la chiusa, di deviare e coprire il corso dell’acqua. Così sparì un altro pezzo di passato.

Oggi, poco distante dalla chiusa sepolta, c’è il distributore d’energia fossile di Laguna. Attorno, si radunano gli “Alunni” e nessuno ricorda perché li chiamano così.  Ci s’incontra come capita, e parliamo di tutto. Ai quattro venti e riparati sì e no dalla pioggia, ragioniamo delle passate cose e delle presenti. Talora, i discorsi inseguono relazioni misteriose, talvolta senza capo e spesso senza coda.

Si vedrà un distributore di vari tipi di veleno, una garitta – ufficio. Una tettoia di metri sette per cinque, finge di proteggerci dalle intemperie.

Intervengono, secondo un’oscura casualità:

Plechanov o Marxeterno. È stato convinto che il Paradiso fosse ad est della Polonia. fatica a staccarsi da un mondo che gli ha riempito la vita. Biancostinto orfano incredulo della Democrazia Cristiana, si chiede se non erano più sani i tempi di Don Peppone e Camillo. Garfagnana o Giarabub ex fascista. Rientrò nel ’51, quando finite le cartucce cominciarono i carabinieri. Non è nostalgico ma ricco di domande e un poco scettico. Interviene di rado, segue con attenzione. È certo di due cose: che l’inferno è stato ad est e ad ovest della Polonia e che, se non stai attento, te lo ritrovi sotto casa. L’inferno.

Ventiquattrore, lettore dell’omonimo giornale: spiega al popolo il mondo dei quattrini. Brancola nel buio come un consesso di esperti internazionali.  Cleopatra, serparo e coltivatore. Angelica, la nostra Balabanoff, è malata. Dolce come una flotta di piranha, si sente molto la sua mancanza. Nemesi, appassionato di storia, sempre distaccato; Caserio, anarchico. Politeama, filodrammatico, ricorda Ruggeri e Cimara. Laguna, benzinaio e cronista dei suoi sogni. Ha tradito Bossi per via della camicia (“un punto di verde che porta sfiga…”). Il sottoscritto, detto Cacasenno perché non n’azzecca mai una.  Altri vanno, vengono e ogni tanto muoiono come Davide il mangiapreti, detto così da Davide Lazzaretti il profeta dell’Amiata. Condannato dalla chiesa e ucciso dalla forza pubblica.

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lunedì 13 ottobre 2003

ACQUARIO O ACQUAIO?

– Le è morto il gatto, maestro?

– No! Perché?

Il maestro Rocco non è dei nostri ma è sempre cortese e disponibile. È in pensione da pochi mesi ed ha lasciato buoni ricordi ai suoi scolari. Quando passa saluta e sempre cerchiamo, inutilmente, di coinvolgerlo, ma sembra che si vergogni di conoscere più cose di noi. Che poi, forse non è vero. Certo conosce con più precisione e, a differenza nostra, quando parla usa le  parole esatte e i concetti escono nitidi. Così li capiamo anche noi. – È vero! – si scusa – ero soprappensiero e anche un po’ irritato…

Vedi? “irritato”… Caserio avrebbe detto “incazzato come un verro geloso”.

– Per caso le hanno graffiato l’automobile?

C’è un lieve sfottò acido da parte di Laguna. Il fatto è, che la vetusta ma perfetta vettura del maestro, va a gas liquido e Laguna il GPL non può venderlo, in mezzo alle case com’è.

No! – si decide il maestro Rocco – No. È che hanno rovinato un esperimento dei ragazzi che durava da quasi tre anni.

Chi è stato? Come? Perché? Quando? Una fila di domande assale il nostro nuovo pensionato che deve raccontare.

–  Conoscete gli acquari? Quelle belle vasche con la luce azzurrastra, il motorino che ronza e manda bolle nell’acqua, e con tanti bei pesci di tutti i colori? Belli vero? Ma sono bugie: mondi artificiali e falsi.

Ci racconta che leggendo un libro trovò la stimolo a tentare un esperimento con gli alunni: ripetere nel piccolo acquario, il mondo autonomo di uno stagno. Fallirono due o tre volte, le mamme protestavano perché sparivano i collant ( per farne guadini fitti ) e perché i figli tornavano infangati, sonnolenti e felici.

Al terzo tentativo riuscimmo a raggiungere l’equilibrio biologico del piccolo acquario. Lo covammo a lungo finché fummo certi d’essere riusciti. Capite? Avevamo creato un mondo! Un nuovo piccolo universo che non aveva più bisogno di noi! Bastava un po’ di luce del sole, il rabbocco con acqua piovana e i due pesciolini andavano sani e vispi tra le piantine.

– Un momento maestro! – è il solito Caserio che interrompe – tutto quel casino per due pesciolini? E poi, cos’è il coso là…l’equilibrio logico?

– Per caso – borbotta Marxeterno – non è che vi sentivate un po’ Dio?

– Sì! – riflette il maestro sorridendo – ma avete mai osservato uno stagno? È pieno di vita, eppure nessuno fa nulla. Le piante verdi svolgono le loro funzioni e il ciclo morte-decomposizione e quel che segue, serve a rinnovare l’esistenza. Un ciclo pressoché infinito… Finché c’è equilibrio tra le varie forme di vita… L’acquario della scuola ha vissuto tre anni. Poi è bastato aggiungere altri tre pesci… si poteva dire di no alla mamma che li aveva vinti alla sagra?

– E allora?

– Allora niente! Venti giorni dopo l’acqua puzzava e tutto era morto. Un piccolo mondo autonomo era scomparso.

– Sembra la terra. Conclude Giarabub.

“Sembra la terra” fu una specie di bomba. Il Maestro scappò e si scatenò la rissa che durò diversi giorni. Al tempo: dura tuttora ma si son ficcati alcuni pioli attorno ai quali si corre:

A – l’universo è sempre più turbato nei suoi equilibri: Giarabub;      

B – il numero degli abitanti del pianeta concorre: Politeama;

C – non solo e non tanto il numero, quanto l’energia = consumi = scorie = sprechi che ogni nuovo essere brucia in più: Ventiquattrore ;

D – e perché no? allora, li ammazziamo alla nascita o li obblighiamo in miseria? Biancostinto;

E – le guerre servono a questo: Plechanoff ;

F  – d’altra parte lo vediamo qui: meno abitanti, più palazzi, più asfalto, meno campagna: ancora Politeama;

G – Crescete e moltiplicatevi è bello, ma il rispetto per le vita deve essere per “tutte” le forme di vita. Ogni morte di una specie mi diminuisce veramente, fisicamente, perché sottrae equilibrio alla mia esistenza: maestro Rocco.

Come al solito si gira spesso a vuoto.

– Ma maestro – si decide a chiedere Laguna non poco frastornato – che succederà se non si trova un rimedio?

Nulla di grave… quando arriveranno gli ultimi due pesci rossi, faremo la fine del mio acquario: nell’acquaio… e forse era nel disegno.

Debito:

Il libro letto dal maestro Rocco è “L’anello di Re Salomone” del  Nobel Konrad Lorenz. Adelphi editore1990.