Disastro a Casamicciola

Articolo del 1883

A e per Casamicciola. Come ormai tutti sanno, – ed appunto su tale proposito continua da quindici giorni una vivace polemica nei giornali quotidiani, – soccorsi di braccia veramente efficaci non giunsero da Napoli all’isola d’Ischia prima della sera di domenica 29 luglio 1883, cioè circa venti ore dopo il disastro. L’opera di salvataggio tentata durante la giornata di domenica da un numero di uomini impari all’immensa sciagura, dette scarsi risultati.
Tre compagnie del 6°. bersaglieri, gli zappatori del 7.° fanteria, alcuni pochi artiglieri giunti nel pomeriggio di domenica, cominciarono immediatamente i lavori di scavo continuandoli senza posa durante tutta la notte dalla domenica al lunedì.

Erano presenti, in varie località, il ministro Genala, il conte Sanseverino Vimercati prefetto di Napoli, il conte Giusso sindaco di Napoli, il maggior generale Guarasci, cui il comandante della divisione militare di Napoli aveva affidato l’alta direzione delle truppe mandate nell’isola.

Gli scavi fatti nella notte dalla domenica al lunedì messero in maggiore evidenza tutta la terribile entità della catastrofe. Furono salvate parecchie persone rimaste sotto le macerie, ma fu grandissimo il numero dei cadaveri rinvenuti. È impossibile descrivere a parole tutto l’orrore di quella scena notturna.
Il lieto suono delle chitarre, dei pianoforti e delle canzoni marinaresche s’era cambiato in ventiquattr’ore nel rumore dei picconi e dei badili interrotto dai gemiti dei feriti. La matita di Matania val meglio di qualunque descrizione.

Casa Barbieri da un disegno del sig. Nacciarone

Una delle case intieramente distrutte dal terremoto fu quella della famiglia Barbieri situata nella parte superiore del paese di Casamicciola alle falde del monte Epomeo, vale a dire nella zona più danneggiata dal terremoto. Il nostro disegno rappresenta gli avanzi di questa casa, sotto i quali furono rinvenute morte parecchie vittime. In alto torreggia la punta del monte Epomeo.

Disegno dal vero del sig. Matania

Fra gl’ingegnosi trovati per stimolare la carità dei cittadini sono venute di moda le passeggiate di beneficenza. Di quella di Roma abbiamo detto la settimana scorsa; fu ripetuta a Milano martedì scorso, e diede un bell’introito: oltre alle 15,000 lire. Da palazzo Marino, sede del Municipio, si diramarono per tutta la città 20 carrozze coi rispettivi corteggi.

Su ogni carrozza sedevano due membri incaricati dal Comitato, ed erano accompagnati da un trombettiere o da un concerto musicale. Intorno a ciascuna di esse movevansi otto cittadini, tenendo in mano un lembo di un drappo tricolore, in grembo al quale piovevano le offerte in danaro dalle finestre e dai balconi: quattro altri cittadini si accostavano ai passanti e all’ingresso dei negozi con una lunga borsa, pure tricolore e ornata da un velo nero, per raccogliere brevi manu l’obolo dei passaggieri e degli esercenti.

Vi sono parecchi episodj commoventi. Davanti alla Manifattura tabacchi, tutti gli operai e le operaie corsero a deporre nella borsa la propria offerta. Dalla caserma di Santa Prassede, fu gettato un enveloppe che conteneva 524 lire, offerte dagli ufficiali, sott’ufficiali, caporali e soldati del 24.° fanteria. Vecchi e giovani, donne e fanciulli, piccoli e grandi, sani o malaticci, dettero tutti qualche cosa. Vedemmo un bambino gettare da un terzo piano il suo salvadanaio di terra, ed una fanciulletta dare un bacio d’addio ad una bambola e gettarla nella carrozza quale conforto ai poveri! Oltre alle carrozze, un barcone per correva il Naviglio, e raccolse numerose offerte. Ed altre piovvero nel grande e curioso salvadanaio che campeggia ancora nel bel mezzo della galleria Vittorio Emanuele.

Articolo del giornale: Illustrazione italiana – 1883
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