DEMENZA

CINQUE MOSSE PER RIDURRE LO STRESS DEI CURANTI

  1. 1.Organizzarsi efficacemente:
  • essere informati e conoscere i servizi disponibili;
  • pianificare il futuro (problemi legali e finanziari, organizzazione della gestione in previsione dell’andamento della malattia);
  • cercare (e ottenere) aiuto, informare i propri parenti e famigliari e chiedere loro aiuto;
  • vedi l’articolo “Riorganizzazione famigliare e accettazione: cinque strategie per una migliore gestione” qui sotto.
  1. 2.Pensare al proprio benessere psicofisico:
  • gestire lo stress;
  • mantenere degli spazi per sé;
  • imparare delle tecniche di rilassamento.
  1. 3.Accettare il cambiamento:
  • ottenere una diagnosi al più presto possibile;
  • accettare la situazione;
  • accettare che vi è una separazione in atto.
  1. 4.Non sentirsi in colpa:
  • essere realisti sulle proprie forze e sulle proprie capacità, non sempre si può fare ciò che si vorrebbe e non sempre ciò che si vorrebbe è la scelta migliore;
  • riconosce e propri meriti.
  1. 5.Non abbiate paura:
  • non sentitevi perduti, non state perdendo la vostra vita: pensate che i vostri valori etici hanno un senso importante e sappiate che nulla di ciò che fate verrà perduto;
  • sappiate che riuscirete a portare a termine il vostro impegno.

RIORGANIZZAZIONE FAMIGLIARE E ACCETTAZIONE:
CINQUE STRATEGIE PER UNA MIGLIORE GESTIONE
di Laura Padoan – Educatrice Professionale

Quando un proprio parente manifesta una demenza (di Alzheimer o qualche altra demenza) la famiglia si trova ad andare incontro ad una profonda riorganizzazione del proprio assetto sia dal punto di vista relazionale, che da quello della gestione di tempi e spazi. Per la persona con demenza, risulta molto difficile elaborare la perdita della propria autonomia ed efficienza, in quanto con l’insorgere della patologia vengono meno quelle che prima erano per lei delle certezze. Di conseguenza molto spesso essa si trova a vivere in uno stato di forte apprensione tale da manifestare episodi di “aggressione” fisica e verbale: queste non sono altro che strategie difensive messe in atto in quanto non è in grado di rielaborare tale perdita. Una delle più grandi difficoltà dei familiari sta nel riuscire ad accettare la malattia. Infatti è molto difficile pensare che il proprio caro, che magari è sempre stato un punto di rifermento della famiglia, possa perdere la lucidità. Questo soprattutto nella fase iniziale quando l’andamento è instabile. Il fatto che la persona in certi momenti sia lucida, porta spesso i familiari ad attribuire certi comportamenti non alla malattia ma a inclinazioni del suo carattere (es. Lo fa per fare un dispetto, vuole attirare l’attenzione…). Vedendo in questo modo il comportamento del malato, i familiari tendono a reagire in modi che hanno ripercussioni negative sul suo equilibrio precario.

Alcuni consigli pratici

  1. Non correggere gli errori

La continua correzione degli errori non porta a un miglioramento dei risultati, anzi, porta il malato ad arrabbiarsi. La correzione non va fatta sulla persona ma sull’ambiente in modo tale che essa possa continuare a tentare di esercitare le proprie autonomie in piena sicurezza e sentendosi libera.

  1. Lasciare decidere

Non lasciare il potere decisionale sui propri effetti personali irrita la persona fino a farla diventare aggressiva, pertanto è sempre necessario mantenere con essa una sorta di negoziazione (es. mettere solo pochi capi di vestiario sul letto per restringere il campo di scelta e per non confondere; comunque lasciare la persona decidere quali indumenti mettere e lasciarla vestirsi da sola se è in grado di farlo).

  1. Mantenere una routine

Cercare di trovare una routine quotidiana da rispettare: la stessa sequenza nell’esecuzione delle cose (ad esempio al mattino stabilire che prima si prendono le pastiglie, poi si fa colazione, poi ci si lava, etc.) riduce la possibilità di disorientamento e aiuta a prevenire reazioni negative legate allo stress.

  1. Stimolare le autonomie residue

Non sostituire la persona fin da subito in tutto, come spesso si tende a fare perché è più sbrigativo; al contrario stimolarla nel mantenere per quanto possibile la propria autonomia intervenendo in modo discreto. In questo modo la si aiuta nel mantenere la fiducia in sé stessa e si vanno a mobilitare le risorse cognitive residue.

  1. Creare momenti di stacco per il caregiver

Un caregiver stanco e frustrato rischia di diventare inefficace e dannoso. Infatti una tale situazione riduce le sue capacità di empatia e calma che sono importantissime nella corretta relazione con il proprio caro.

Dott. Daniele Malerba