DEMENZA E TRATTAMENTO COGNITIVO NON FARMACOLOGICO

ALCUNI SUGGERIMENTI PER LE FAMIGLIE

Potremmo dividere i trattamenti clinici non farmacologici per le demenze, in due aree:

1.      trattamenti cognitivi (ROT, 3R, stimolazione sensoriale, stimolazione cognitiva, ecc.) che hanno metodiche di tipo psicopedagogico, sviluppato allo scopo di fare riacquisire le abilità e conoscenze cognitive alterate dalla malattia o, perlomeno, tentare il rallentamento delle perdite.

2.      Trattamenti ambientali-relazionali (conversazionalismo, gentle care, validation, musicoterapia, ecc.) che puntano soprattutto (ma non solo) a migliorare i disturbi relazionali, i disturbi del comportamento e i disturbi legati al processo di adattamento alla malattia.

I trattamenti del primo tipo hanno il notevole vantaggio di essere facilmente somministrabili e di  richiedere minori sforzi per l’apprendimento della tecnica, inoltre i loro risultati sono maggiormente misurabili rispetto ai trattamenti del secondo tipo.

Tuttavia va notato che, in entrambi i casi, i trattamenti non includono il rallentamento vero e proprio della malattia, ma permettono solo di gestirne alcuni aspetti sintomatologici. Questo avviene comunque anche per gli interventi con i farmaci.

Quando si può dire, in effetti, che la memoria sia migliorata?

Non si può dire che la memoria sia migliorata quando la persona ricorda più cose rispetto a prima ma quando il processo mnemonico (che include percezione – elaborazione –immagazzinamento e recupero della informazione) sia oggettivamente più efficiente, in altre parole quando la persona è in grado di acquisire, elaborare immagazzinare e usare le informazioni in modo più efficiente rispetto a quanto faceva prima.

Il problema del miglioramento della efficienza funzionale ecologica (cioè il fatto che le persone funzionino in modo più efficiente nelle attività di ogni giorno) è il segnale sintomatico più importante su cui agire.

Ma anche se si riesce a rendere più efficace il funzionamento quotidiano non è detto che dal punto di vista neuro-anatomico ci sia una evoluzione positiva.

Questo ha come conseguenza che nel tempo le competenze eventualmente faticosamente riprese tenderanno a perdersi nuovamente.

Nonostante tutti questi limiti, che non possiamo nasconderci, vale comunque la pena di sviluppare gli interventi proposti.

Tra gli interventi proposti quello più conosciuto e usato è la ROT (reality orientation therapy), questo intervento consiste nello sviluppare attività che cercano di ri-orientare la persona nella attuale dimensione spazio-temporale fornendogli informazioni che aiutano questo orientamento e chiedendo loro di sforzarsi di ricordarle. Spesso è affiancato ad attività di reminiscenza (ricordo di eventi passati della loro vita) e di rimotivazione (che cercano di motivare il paziente nonostante i loro frequenti fallimenti): in questo caso si parla del metodo 3R.

E’ un intervento che si considera efficace solo nelle fasi iniziali della malattia.

La ROT in genere è costituita da due interventi separati e contemporanei:

–                ROT formale: data da sessioni di gruppo con 3 – 9 utenti e guidata da persone preparate ad hoc per questo;

–                ROT informale: attività svolta durante la quotidianità del paziente dalle persone con cui ha a che fare ogni giorno.

     Questo implica che anche al proprio domicilio è possibile cercare di orientare il paziente, anche se va ricordato che non si devono pretendere grossi risultati e che è importante più la relazione e il sostegno emotivo che non la effettiva esecuzione del compito.

     Sarebbe utile essere aiutati da una persona competente che magari prepari anche esercizi adatti al livello cognitivo del paziente.

Cosa si può fare a casa in autonomia?

Le cose più semplici che si possono fare sono queste:

–                preparare un calendario che va aggiornato ogni giorno dal paziente, chiedendogli di ripetere la data quando lo aggiorna e di  ricordarsela.

–                Preparare un orologio ben visibile, con numeri grandi e chiari, e lancette ben evidenti e mostrarglielo nei momenti chiave della giornata (ad esempio colazione, pranzo, cena, ora di andare a letto) magari richiedendogli anche che giorno è oggi.

–                Quando il paziente si alza e si mette a letto gli si dice che giorno è e gli si chiede di ripeterlo.

–                Gli si chiede di compilare ogni giorno un diario in cui deve scrivere la data, il proprio indirizzo, le cose che ha fatto ieri, le cose che farà domani, qualche ricordo passato o qualche ricordo di oggi.

Potete provare e poi se volete fatemi sapere come va.

Daniele Malerba

Malerba dott. Daniele
Psicologo – Psicoterapeuta
Sviluppo di interventi di neuropsicologia e psicologia gerontologica
Formatore