DELL’ESSERE MORTO

Pietro Bodi ci ha lasciato il 16 giugno 2012.

Lo ricorderemo.

DELL’ESSERE MORTO
PREFERENZE E SCHIZOFRENIE
di Pietro Bodi

Il pensiero della morte non è per me, a ottanta anni, più assillante di venti o quaranta anni fa. È cresciuto invece il dispetto, l’antipatia per i cimiteri dai soggiorni sempre più brevi per necessità di spazio. Cimitero condominio con tutto lo squallore che il dolore, l’affetto e il rispetto dei propri cari ci nasconde.

Ricordo piccoli cimiteri che inducono alla meditazione se non alla preghiera. Uno piccolissimo sopra Maderno nel Garda, o in val Maira nel cuneese. Amerei scendere in quella terra avvolto nel solo lenzuolo così che più rapido possa essere il ritorno. Ma anche questo sarà un lusso che non potrò permettermi. Non resta che la cremazione e… e che cosa?

Una scatola della conserva, e una microstanza in cemento armato a fianco di altre ottantamila. Mi troverai a: Viale della Aurora, nona giornata, Padiglione Erre, piano quinto, sala Emme, crociera 325 barra G. Ossia un complesso completo di servizi (fioraia, infermeria ecc). Il condominio della morte.

E non c’è scelta, visto che una legge del 2001 che prevede la possibilità di spargere le ceneri, non è ancora uscita dalla gazzetta ufficiale. Carta.

Ma.

Per chi teme di dovere rimanere in scatola anche come cenere, in barba alla legge e alla inerzia, una via di fuga sembra esserci. La fonte, confesso, non ho potuto controllarla, ma sembra, dico sembra, che le ceneri si siano rivelate un favoloso coadiuvante nella cura delle orchidee. Così in molte colombaie degli USA si sono verificati dei furti e pare che il fenomeno sia in espansione.

Confesso: preferirei sciogliermi in mare tra la foce dell’Ombrone e l’Uccellina, ma pur di non restare in scatola, nel cemento armato, ben vengano le orchidee.

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