Anita Blake, cacciatrice di vampiri

Con il successo del film tratto da Twilight (oltretutto trasposto molto fedelmente) si può ben dire che i vampiri stiano vivendo un periodo d’oro.

I vampiri, fin dalla pubblicazione del Dracula di Bram Stoker nel 1897, sono diventati parte del nostro immaginario collettivo, pur rimanendo nell’ambito ristretto della letteratura gotica, appannaggio degli appassionati del genere. Il momento in cui sono balzati all’attenzione di un pubblico più vasto si è avuto, a mio avviso, col grandissimo successo dei romanzi di Anne Rice, la quale ha conferito ai vampiri i dubbi esistenziali e il fascino tenebroso che possiedono tuttora, al posto dell’aspetto tendenzialmente terrificante che li connotava precedentemente. Anche Dracula, che non fu il primo ma di certo il più famoso, aveva un suo fascino, seppure sinistro, e credo sia stato soprattutto l’avvento del cinema, con la sua ansia di “stupirci con gli effetti speciali”, a dare ai vampiri un aspetto più mostruoso e raccapricciante (si veda il film muto Nosferatu).

Col libro della Rice, e col film che ne è stato tratto (ndr: “Intervista col vampiro”), i vampiri sono diventati creature dalla bellezza soprannaturale, circostanza confermata dalla scelta degli attori per i ruoli dei protagonisti: Brad Pitt, Tom Cruise, Antonio Banderas e Kirsten Dunst, che non saranno proprio soprannaturali ma quanto a fascino si difendono bene!

Col passare degli anni, gli scaffali delle librerie sono stati invasi da opere dedicate a queste creature della notte: oltre ad Anne Rice, abbiamo Jeanne Kalogridis, con un suo originale prequel di Dracula, di cui riprende lo stile epistolare, a base di sesso e violenza abbastanza espliciti. Oppure Collenn Gleason, che narra la storia di una stirpe di cacciatori di vampiri nella Londra vittoriana del XIX sec., set che conserva un suo fascino particolare. O Charlaine Harris, con le divertenti avventure della cameriera telepate Sookie alle prese con vampiri, licantropi e altre creazioni originali, come i mutaforme o le menadi. O magari Susan Hubbard, che narra i turbamenti di una ragazza metà umana e metà vampira, figlia di un medico che ha condotto esperimenti particolari. Oppure Loren Estleman, con la sua rilettura ironica che oppone Dracula nientepopodimeno che a Sherlock Holmes, o Scott Westerfeld, che reinterpreta il vampirismo come un virus trasmettibile da portatori sani. O ancora Nancy Kilpatrick, con storie dove al sesso senza inibizioni si accompagna l’introspezione di creature molto più umane e fragili di quanto appaiano a prima vista o infine, per chiudere il cerchio, a Stephenie Meyer e alla sua rilettura romantico-adolescenziale. Mi fermo qui ma vi assicuro che l’elenco potrebbe continuare.

Avrete notato che si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di scrittrici femminili. Questo potrebbe confermare il fatto che le donne sono attratte dal bel tenebroso, o dallo stronzo, a seconda dei punti di vista. Circostanza confermatami da una cara amica, appassionata di letteratura vampiresca, la quale mi spiega che dopo la secolare repressione sessuale nei confronti della donna, il potenziale erotico che sprigiona la figura del vampiro fornisce alle scrittrici un’efficace valvola di sfogo per esternare le proprie fantasie. Questo spiegherebbe anche l’abbondanza della scrittura in prima persona, che tuttavia si riscontra anche in scrittrici non appartenenti al genere, tanto da farmi ipotizzare una maniera (tendenzialmente) maschile e una (tendenzialmente) femminile nello scrivere, dove le donne, a differenza degli uomini, usano più spesso la forma in prima persona, dando alla narrazione un tono più intimo e personale.

Detto questo, finora non ho volutamente menzionato l’autrice cui sono più affezionato ultimamente, della quale è appena uscito l’ultimo romanzo, per dedicarle uno spazio particolare. Si tratta della scrittrice statunitense Laurell Kaye Hamilton, creatrice della saga di Anita Blake, la risvegliante di zombie, nonché cacciatrice di vampiri.

La saga, iniziata in patria nel 1993 con Guilty Pleasures (trad. it. Nodo di sangue), negli Usa è arrivata al diciassettesimo capitolo, mentre in Italia siamo al nono volume, Obsidian Butterfly (trad. it. Butterfly, a questo punto potevano lasciare in lingua originale il titolo completo!).
Si tratta di romanzi horror-splatter, con un intreccio poliziesco e una buona dose di erotismo.

L’autrice da giovane sognava di fare la biologa. Ne rimane traccia nel curriculum della protagonista dei romanzi, laureata in “Biologia Soprannaturale”.
Dopo la morte della madre della Hamilton in un incidente d’auto (anche questo si ritrova nella biografia del suo alter ego letterario), la nonna ha curato la sua educazione dandole da leggere numerosi romanzi fantasy e horror.
Insomma, non proprio il ritratto della nonnina premurosa, con il sorriso sulle labbra e la teglia di biscotti nel forno!
Così la nostra Laurell, dopo aver scoperto (parole sue) che per essere scrittori non bisogna essere necessariamente morti e di sesso maschile, come aveva pensato studiando letteratura al liceo, ha deciso di dedicarsi alla creazione delle proprie storie.
Ne è uscito un personaggio sfaccettato, amica di un killer professionista ma che ama collezionare pinguini di peluche, che cura maniacalmente il modo di vestire, cercando il capo giusto da abbinare alla fondina ascellare, orgogliosa di non vomitare sul luogo del delitto, anche se a volte qualche conato le scappa, ma sempre senza alterare la scena del crimine, perché al di là delle amicizie equivoche collabora con la polizia locale.
Proprio alla figura del killer, Edward, è dedicato l’ultimo romanzo uscito in Italia, che ha soddisfatto la curiosità di molti lettori per questo personaggio sfuggente.
Anita è permalosa, testarda, diffidente e incline a portare rancore verso chi tradisce la sua fiducia (ammesso che resti vivo). Anche in questo condivide alcuni tratti con la sua creatrice, compresa una certa rassomiglianza fisica.
Il tratto distintivo di queste storie, che le distingue dalla maggior parte di altre dedicate ai vampiri et similia, è il mondo nel quale sono ambientate.
Qui il soprannaturale è di casa nella vita di tutti i giorni. La nostra Anita per vivere risveglia gli zombie, regolare lavoro, in cui è tra le più abili, che svolge presso la Animators Inc., specializzata nelle controversie legali riguardo eredità e successioni. Professione malvista dalla Chiesa, tanto che il Papa ha scomunicato i risveglianti di zombie, costringendo Anita, che va a messa la domenica, a passare agli Episcopali.
Oltre a questo la nostra ha una licenza di cacciatrice di vampiri, legalmente riconosciuta in tre Stati.
Tuttavia, e questa è la vera novità che distingue queste storie da tutte le altre, il vampirismo negli Stati Uniti è perfettamente legale! Dalla storica sentenza “Addison contro Clark” la Corte Suprema ha riconosciuto ai vampiri i diritti civili, per cui oggi i vampiri possono muoversi alla luce del sole (si fa per dire) possedendo negozi, pagando le tasse ecc.
I vampiri hanno addirittura una propria Chiesa, l’unica, tra quelle che promettono l’immortalità, in grado di fornire la prova provata delle proprie affermazioni!
Quindi niente più mostri che vivono ai margini, ignorati dall’umanità, al confine tra realtà e mito. Qui si può tranquillamente andare a festeggiare l’addio al nubilato in un locale di spogliarelli gestito dai vampiri, capaci di ammaliare le clienti con i loro poteri di seduzione.

Nell’Anitaverse non mancano animali mannari di tutti i generi, dai topi ai leopardi ai lupi, persino i cigni, che vivono la loro condizione in clandestinità, perché discriminati sul lavoro alla stregua di persone malate (vi ricordate il prof. Lupin di Harry Potter?).
Ho già accennato al fatto che Anita collabora con le forze dell’ordine, infatti la polizia di Saint Louis (città dove la Hamilton vive e ambienta le storie di Anita) ha creato una sua unità specializzata in casi soprannaturali, inizialmente pensata come “punizione” per agenti scomodi, ma che grazie alle frequenti consulenze di Anita è diventata uno dei reparti più efficienti.
E i cui agenti girano tutti muniti di fermacravatte d’argento a forma di crocifisso perché, altra differenza rispetto alla maggior parte delle storie di vampiri, qui i crocifissi li tengono davvero lontani, a patto che siano consacrati e portati da un credente.
Oltre ai casi che le vengono proposti dai clienti dell’agenzia, il cui capo non esita ad accettare i più rischiosi pur di far soldi, Anita deve guardarsi da altri problemi. Infatti Jean Claude, il Master della congrega di Saint Louis, le fa una corte spietata, ma Anita sembra inizialmente preferirgli il placido insegnante di scienze Richard. Il fatto che questi sia anche il maschio dominante del locale branco di licantropi, non facilita le relazioni sociali della nostra risvegliante.
La decisione di fornire diritti ai vampiri, però, ha provocato la creazione di movimenti contrari che in alcuni casi non esitano a pianificare attentati terroristici, come Human First (prima gli umani) e Humanity against Vampires (l’umanità contro i vampiri).
Anita dal canto suo milita in un’associazione che mira ad assicurare dignità agli zombie, che in certi casi vengono sfruttati per svolgere lavori degradanti, con la scusa che i cadaveri senz’anima non possiedono diritti.
Tuttavia all’intreccio poliziesco dei primi volumi in cui, secondo uno schema ricorrente, le inchieste della polizia e le vicende della vita privata di Anita finivano per intrecciarsi, si sono sostituite storie più centrate sulle vicissitudini erotico-sentimentali di Anita, cambio di rotta che ha scontentato parte dei fan.

Tra le curiosità della serie, tutti i titoli originali dei primi libri sono ispirati a locali che la protagonista visita nel corso della storia, ma questa caratteristica si è persa nella traduzione italiana.
Inoltre, dei nove libri usciti, il secondo in Italia è stato pubblicato con notevole ritardo, dopo il quinto volume. Il motivo è che si discosta dal tema principale della serie, il triangolo tra Anita, il vampiro Jean Claude e il licantropo Richard, per concentrarsi sul ruolo di risvegliante di Anita, che qui si oppone a una potente sacerdotessa voodoo. A tale proposito la Hamilton ha confidato che agli inizi era incerta su che taglio dare alla vicenda, e aveva previsto di eliminare Jean Claude in breve. In seguito, come ben sanno gli scrittori, il personaggio ha assunto “vita propria” imponendo la sua presenza all’autrice.

Tuttavia l’editore italiano, preoccupato che una comunità di lettori, appassionati a vampiri e licantropi, potesse “disaffezionarsi” leggendo il secondo volume, ha preferito saltarlo per arrivare direttamente al sodo. Dopo che il pubblico si è consolidato e che nel proseguo della storia è aumentata l’importanza del secondo episodio, l’editore ha colmato la lacuna accontentando le richieste degli appassionati, alcuni dei quali erano arrivati a procurarsi le copie in lingua inglese direttamente su Internet!

Attualmente in Italia (dove l’autrice è venuta nel 2005 a incontrare i suoi fan) i libri vengono pubblicati al ritmo di uno all’anno. Si era cominciati con due, ma poi è arrivata Meredith Gentry a spartire la scena. Perché Laurell Hamilton, non contenta di Anita, ha creato una seconda eroina, l’investigatrice del soprannaturale “Merry” Gentry, abitante a Los Angeles. Si tratta di una ragazza metà umana metà fata, erede al trono della corte Unseelie, la corte oscura del regno dei faerie, il popolo delle fate.
Se pensate a Campanellino però, devo disilludervi: i faerie sono un popolo simile agli elfi del Signore degli Anelli, solo molto meno eterei e più “carnali”. Perché una delle caratteristiche originali delle fate delle leggende nordiche era la loro estrema passionalità e sensualità, circostanza che ha giocato ulteriormente a sfavore di queste creature nella battaglia che le ha opposte alla Chiesa, ansiosa di estirpare i miti pagani dal nostro sostrato culturale. In seguito il loro recupero ottocentesco nelle fiabe per bambini ha opportunamente sorvolato su questo aspetto.
Anche in questo caso l’autrice ama mescolare nella maniera più naturale possibile mondo magico e mondo razionale: i faerie o fey vivono in mezzo alla gente comune dopo essere emigrati negli Stati Uniti al tempo della seconda guerra mondiale, ottenendo dal governo una “riserva” in cui stabilirsi, al punto che esiste un Bureau of Human and Fey Affairs che cura i rapporti tra Regno dei fey e Governo Federale!
Merry Gentry sfrutta i propri poteri lavorando in incognito presso un’agenzia di investigazione interamente gestita da fey, specializzata in casi soprannaturali.

Ho scoperto che questo genere letterario, in cui si mischia il mondo magico col nostro, è definito dagli appassionati Urban Fantasy, filone cui si può ascrivere anche Harry Potter.

Ora la serie di Merry Gentry è arrivata in patria al settimo volume, in Italia al terzo. L’autrice ha precisato che questa serie ha una durata ben precisa, prevista fra i dodici e i quattordici volumi. Per quanto riguarda Anita, invece, per la gioia degli appassionati la Hamilton ha precisato che continuerà a scrivere finché avrà storie da raccontare, e quindi prevedo che la Cacciatrice ci farà compagnia ancora a lungo!

Adriano A.