ALTALENA
Barbe, bandane e coppolette

Mica vero che parliamo solo di lambrusco. Arrivano, per strade misteriose, notizie lontane; come quella di una legge che si discute in Francia: sembra che vogliano proibire l’uso di fazzoletti, barbe e cappellucci. La cosa, messa così, fa ridere.


– Anche fazzoletti rossi? – chiede Plechanov pronto a indignarsi.
Troppo poche però sono le informazioni e la discussione langue. Passiamo a piangere per il Modena che, sbagliati due gol a porta vuota, ha finito per subirne uno negli ultimi minuti.

– Come nella vita… – dice Cleopatra – se non prendi il momento giusto finisci uno a zero.

Cleopatra fu beccato l’otto settembre dai tedeschi. Neppure vent’anni e finì in miniera. A giugno del ‘44 pesava trentotto chili e del gruppo iniziale erano morti tanti. Lui, lo affidarono a una fattoria come schiavo tuttofare. È proprio buffa la vita…. i contadini tedeschi qua e là ad accoppare o a farsi stendere, e prigionieri trasparenti a farne le veci. Per Cleopatra fu la vita: le vigorose esigenze della fattora, privata a lungo di calore umano e la sua fame arretrata, trovarono soluzione in una dieta di patate, latte e coccole, che gli fece ritrovare vigore e peso, con gran soddisfazione di tutti. Strafottendosene la walchiria dei dettami razziali delle SS, Cleopatra arrivò caldo alla fine della guerra. Così, quando fu liberato dalla Legione Straniera (c’era anche Bottai, il ministro fascista, ma nessuno lo seppe), fu portato a Parigi, dove passò notti a ballare in tutte le piazze e le vie.

– Parigi – racconta – fu il paradiso, roba che ti dispiace essere ignorante che se no sapresti raccontarla ma è difficile persino ricordarla quella felicità. Ecco. Non ero io. A Parigi incontrai una ragazza che mi portò a casa dai suoi che ci avevano una fabbrichetta che ci lavorai, mi piaceva e andavo d’accordo col vecchio. Cour des Trois-Frères, una via chiusa, quasi un cortile tra la Bastille e la gare de Lyon. Sai che non ricordo più perché tornai? Eravamo troppo vicini alla stazione: due passi e il treno era lì che aspettava. Mi sembrò di salire sul métro, niente bagaglio né soldi né biglietto. Tanto torno subito, mi dissi, e invece non tornai. Dovevamo sposarci… quei giorni mi pare di averli vissuti da ubriaco… era veramente una sbronza cieca, folle, finale… festeggiavamo non la fine della guerra… ma la fine delle guerre. A volte ancora me la sogno Parigi.

– Cos’è ’sta storia che in Francia proibiscono i fazzoletti al collo? – chiede Biancostinto a Ventiquattrore-persona-informata-dei-fatti, appena arriva. Così aggredito l’uomo si guarda attorno e, riunite le dita schiave della mano, le unisce al pollice, le punta verso l’alto e le muove gentilmente su e giù a dire: ma che caso ti porta fin qui? O anche: cosa desideri? Biancostinto infatti ripete la domanda con calma e fornisce dettagli.

– Ma no! – precisa 24ore – Progettano di proibire l’esibizione di vistosi simboli religiosi che potrebbero turbare la laicità dei locali pubblici.

– C-i-e-l-o!!! ha detto “turbare”? – sfotte Caserio che certe raffinatezze non tollera.

– Ma prima delle patacche – chiede Politeama – non sarebbe il caso di proibire la poligamia?

– Ma è già proibita!

– Sì? Allora guardano dall’altra parte, visto che nelle famiglie islamiche, non foss’altro per gli assegni familiari, è quasi norma.

– Perché – torna Biancostinto all’argomento. – solo testimonianze religiose?

– Per le stesse ragioni per cui in Svizzera nel ’35, più o meno, proibirono i distintivi dei partiti. Non si esclude che sotto sotto vi siano anche ragioni di ordine pubblico.

– Ma non è la stessa cosa! – quasi grida indignato Biancostinto.

– Davvero? E perché?

– Sono coinvolti sentimenti profondi. Perché la religione è una cosa seria!

– La tua o anche le altre? – Si forma una pozzanghera di silenzio.

– In pratica – chiede Giarabub – cosa è proibito?

– Ma… pensano di proibire crocefisso, kippah ebraica, velo islamico e, immagino, statue del budda appese al collo… turbanti sikh e patacche bahai… tutto quello che ostenta convinzioni religiose.

– Ostenta? – chiede Caserio che è molto attento.

– Esibisce… come merce al mercato. – Un po’ brutale il paragone e infatti Biancostinto non ci sta: – Cazzate! Il prete che va in giro in divisa non dirmi che vuol vendere Gesù Cristo! In realtà è un appiattimento, un voler rendere tutti eguali verso una realtà senza fedi. Né speranze.

– Un momento! A me sembra che l’esibizione delle proprie fedi attraverso atti esteriori, capi di vestiario o patacchette non serva a impedire l’omologazione. Anzi da parte degli esibizionisti è segno di insicurezza delle proprie convinzioni, che incerte di dentro cercano conferme di fuori, ma… – non prosegue Giarabub interrotto da Caserio che irrompe pesante e a sproposito:

– Te Biancostinto! Rimpiangi i missionari d’una volta, depositari dell’unica verità, che portavano il verbo assieme ai Cortez causando guasti senza fine…

– Piantala! – lo zittisce Giarabub – che c’entra Cortez adesso? Si tratta di capire se la legge è giusta o no, vi pare? – Si guarda attorno e, poiché nessuno accenna a sbranarlo, continua.

– Io sono ateo o forse solo pieno di dubbi. Ho grande rispetto per le religioni. Che siano state e siano fonte di molte cose brutte e, ancora oggi, causa di tensioni, sarà anche vero…

– È vero! – Si insinua il solito Caserio.

– Ma adesso dobbiamo solo decidere se la legge è giusta…

– Poi lo diciamo a monsieur Chirac che sarà tanto felice di saperlo! – Non perde occasione l’anarchico per smontare l’affaticato Giarabub che continua:

– Io credo che in un paese dove vivono persone di fedi diverse sia un bene che nei luoghi pubblici di riunione siano evitati simboli religiosi. Ma… se io Stato non devo appendere la mezzaluna o il crocifisso, mi sembra educato che anche tu cittadino ti comporti in modo rispettoso evitando di venire in classe con uno scudo di Davide grande così o con un velo o un crocefisso vistoso. Credo che ogni esibizione ha in sé un elemento… d’apostolato da cui traspare una sfida (solo io ho la verità) e pertanto m’offende.

– Sei sensibile – sfotte Caserio.

– Può darsi. Ora una legge che proibisca queste “maleducazioni” a me sembra giusta, anche se forse, destinata al fallimento.

– Ti pareva! Ma se è giusta perché deve fallire?
Silenzio. Tutti aspettano che Giarabub concluda ed è invece Politeama che interviene:

– Sarebbe più efficace, se fosse fatto obbligo di portare, sulla parte sinistra della giacca, dove i generali allineano le medaglie, un grosso simbolo della propria fede e uno della professione e/o convinzione politica o addirittura preferenze affettive. Ma questo ricorderebbe troppo un momento orribile e indimenticabile. Così invece è come proibire di far rumore a tavola bevendo il brodo. Dà fastidio, è una cafonata, ma non è cosa che interessi la legge. Così i distintivi, saranno maleducazione, offendono, ma non son roba da trattare per decreto.

† Pietro Bodi